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[IT-Dogma]San Lazzaro

 
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Jolieen
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MessagePosté le: Jeu Mai 30, 2019 11:39 pm    Sujet du message: [IT-Dogma]San Lazzaro Répondre en citant

Citation:
L’Agiografia di San Lazzaro è stata redatta dagli abitanti del villaggio di Autun che gli hanno dedicato la loro cattedrale.

Le sue origini

Lazzaro sarebbe nato, secondo la tradizione, il 31 agosto 1058, a Costantinopoli (figlio illegittimo di un padre mercante di zucche e meloni di Spagna, e di una madre moresca che muore di parto, dopo essersi fatta investire da un colosso idiota chiamato Jona Lomu). Durante i suoi primi anni, il piccolo Lazzaro seguì il padre che sfortunatamente fu assassinato, schiacciato da dei briganti sulla via di ritorno verso la Linguadoca di cui era originario. Preso in carico da vari gruppi di borseggiatori, perdiamo un po’ le tracce di Lazzaro. Ma è evidente che la sua prima infanzia fu molto dura e lui apprese la resistenza fisica che l'avrebbe reso famoso in età adulta. Salvato dal Prefetto bulgaro al momento dell’arresto dei briganti, fu inviato verso il Regno di Francia, poiché il piccolo Lazzaro non faceva altro che ripetere: “Jo soc del Llengadoc” (“Io vengo dalla Linguadoca”).


Ritorno a Béziers

Riapparve ufficialmente a Béziers in Linguadoca nel 1071, quand’era ancora bambino. Fu affidato a un prete locale, che si occupava di orfani e di una piccola squadra locale di Soule. Benché la sua gioventù fra i briganti gli avesse insegnato a sbrogliarsela con modi poco aristotelici, dal momento in cui fu esposto a un ambiente sano, il giovane Lazzaro diede prova del suo spirito rientrando molto velocemente nelle regole di vita sana e un senso morale molto sviluppato. Si dice che in occasione di uno dei suoi viaggi nella foresta, Lazzaro abbia recuperato un uomo quasi morto dal corpo sproporzionato e l’abbia riportato a Béziers portandoselo sulle spalle per una dozzina di chilometri. L’uomo fu salvato. Si scoprì che quest’ultimo era un celebre giocatore di soule che, per ringraziare Lazzaro, lo prese sotto la sua ala e lo portò a giocare con sé a Autun.
La vita di Lazzaro cambiò allora all'improvviso: immediatamente, Lazzaro si rivela essere un giocatore d’eccezione. Il suo fisico, Lazzaro aveva già quasi la levatura e la forza di un adulto, e la sua resistenza federo di lui il giocatore faro della squadra nonostante la sua giovane età.


La rivelazione

Poi, è la rivelazione: secondo le sue stesse parole, “Un Arcangelo mi è apparso dopo un dannato scontro durante una partita di soule”. Da allora, Lazzaro coltivò contemporaneamente la via religiosa così come una fantastica carriera di giocatore di soule. Le sue nomine a Prete e a Capitano della squadra di soule di Autun, all’età di vent’anni, gli valsero il soprannome di Prete Soulard, da cui una certa confusione. Lazzaro divideva dunque il suo tempo e le sue energie fra la fede che predica nella Cattedrale di Autun e i consigli che elargiva sui campi di gioco.

Infaticabile uomo di chiesa, si adoperava per guidare verso la via Divina tutti i credenti dubbiosi, la leggenda racconta che aveva impegnato l’arbitro come diacono in modo che fischiasse nelle orecchie dei parrocchiani che si addormentavano durante la sua messa. Instancabile giocatore di soule, gli capitava di tenere dei sermoni in mezzo alla partita, mettendo in avanti la soule come fattore di unicità e di aiuto reciproco in seno alla sua parrocchia.

Le sue prediche erano di una tal forza che si racconta che alcuni fedeli uscivano dalla Cattedrale in piena forma. Alcuni scritti dichiarano: “Padre Lazzaro ci evocava l’amore per il prossimo e il rispetto degli altri, in quei momenti risplendeva di un calore e di una dolcezza enorme. Guardando bene, era possibile vederlo elevarsi di qualche piede sopra il suolo per dominare l’assemblea dei fedeli”.

Capitano allenatore della squadra di Autun, fece subire un allenamento draconiano alla sua squadra. Una delle sue sessioni preferite fu correre sulla via del mulino ad acqua dal fiume vicino. “Eccellente esercizio di equilibrio e forza”. Il ben noto ordine dell’allenatore Lazzaro, “Tutti alla ruota!”, ha fatto nascere la diceria secondo cui il nome attuale del fiume di Autun, l’Arroux, abbia dunque come origine il richiamo di San Lazzaro!

Un tale allenamento di ferro ebbe come conseguenza la dominazione senza eguali della Squadra di Autun durante tutto il capitanato di Lazzaro. Le squadre concorrenti, spossate dalle sconfitte e dai colpi ricevuti, finirono per dire che le partite ad Autun somigliavano a dei funerali, ma che con un prete in campo potevano più facilmente confessarsi per riprendere le forze. Da cui, il soprannome della squadra di Autun, in vigore a tutt’oggi: i Becchini!


La sua morte

A 33 anni, un brutto tiro preparato da lunga data dall’unica squadra capace di resistere due minuti, e con la complicità dell’arbitro, lo uccise, il corpo completamente ridotto in brandelli da dei giocatori ben contenti di liberarsi infine di questo dannato capitano. Il suo corpo mutilato fu posto in una piccola cappella e lì, durante la notte, apparve uno strano lucore a forma di soule, visibile da tutti gli abitanti di Autun e dai giocatori di soule avversari rimasti in taverna per festeggiare la loro vittoria: non c’era dubbio che fosse una visitazione sportiva divina. Il lucore galleggiava dal campo in prossimità del terreno (dove si decise poi che Lazzaro sarebbe stato sepolto, diventando così il futuro cimitero) fino alla camera mortuaria. Ma questo lucore riportò Lazzaro in vita e, cosa che stupì tutti, in piena forma, pronto a riprendere la partita vinta con l’imbroglio.
Questo 33° anno doveva però essere fatale a Lazzaro:
La coppa di soule (ottenuta tante volte) aveva trovato, in modo naturale, il suo posto nella cattedrale di Autun. Lazzaro si occupava di toglierne ogni granello di polvere che arrivava a ricoprirla.
La sera di questo fatale 29 febbraio 1091, un capitano di una squadra battuta, non sopportando più di non “possedere” la coppa, si introdusse discretamente nella cattedrale, con lo scopo inconfessato di rubare il famoso trofeo.
Sorpreso con le mani nel sacco, ebbe luogo un terribile combattimento. Il ladro colpì Lazzaro alla testa con il prezioso trofeo, abbandonando poi Lazzaro al suo destino, agonizzando per terra nella navata della cattedrale.
Si fecero cercare i più brillanti medici che non poterono impedire il suo decesso qualche giorno più tardi. Il ladro, scappando, aveva abbandonato l’arma del delitto, sulla quale venne trovato del sangue di Lazzaro. Le sue ultime parole furono, secondo la tradizione:
"Forza, piccoli!"

A oggi, queste poche gocce di sangue sono conservate in una piccola fiala esposta al posto dell’antico trofeo.
Alcuni direbbero che queste poche goccioline di questo sangue entrano nella bevanda che godeva di alta considerazione fra i Becchini: il liquore di carota, e che ha permesso tante vittorie ai giocatori di soule di questa città!

S. Lazzaro è il santo patrono del Soule, dei meloni verdi e dei 29 febbraio

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Jolieen
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MessagePosté le: Jeu Mai 30, 2019 11:45 pm    Sujet du message: Répondre en citant

Origin: http://rome.lesroyaumes.com/viewtopic.php?t=4740
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