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Il Diritto Canonico
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sosua



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MessagePosté le: Jeu Nov 24, 2011 4:52 am    Sujet du message: Il Diritto Canonico Répondre en citant

Citation:





      EEIl Diritto Canonico della Santa Chiesa Aristotelica e Romana.



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Dernière édition par sosua le Ven Nov 25, 2011 7:04 am; édité 3 fois
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sosua



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MessagePosté le: Jeu Nov 24, 2011 4:54 am    Sujet du message: Répondre en citant

Citation:


    ........
    De Ecclesiae Dei fondis
    Bulle pontificale «Principi della Chiesa di Dio ».


    Preambolo: il dogma della Santa Chiesa Aristotelica, Romana e Universale, e gli statuti che governano i suoi membri.

    Parte I: Dottrina e Fondamenti della Chiesa di Dio.

    Articolo 1: La Chiesa è la Sola, Unica e Legittima Istituzione dell’Onnipotente.

    Articolo 2:La Chiesa è la Sola detentrice della Verità Divina e della Vera Fede. E' costituita dall'azione divina ed è l'organo attraverso il quale la volontà dell'Onnipotente si esprime sulla Terra e sulla comunità dei credenti; essa trascende le leggi e le verità temporali.

    Articolo 3: La Chiesa Aristotelica prende il nome dal profeta Aristotele, che fu il primo a rivelare la verità divina. Essa venne istituita da Christos.

    Articolo 4: In quanto istituzione spirituale, universale e divina, la sua missione è diffondere l’aristotelismo ai popoli e alle nazioni per essere guidati sul sentiero che conduce al Paradiso Solare.

    Articolo 5: Non c'è nessun altro profeta se non Aristotele e Christos. La simbiosi della loro rivelazione costituisce il messaggio divino, perfetto e immutabile. Il loro messaggio è complementare ed indispensabile per la comprensione degli altri e della fede aristotelica.

    Articolo 6:Il dogma della Chiesa Aristotelica si basa su testi e formano le basi delle credenze inalienabili e necessarie(1)

    NB: Si intende per "libri di testo" quelli contenuti nel Libro delle Virtù, cosi come i testi dottrinali e gli scritti dei Santi.

    Articolo 8: Il libro della Virtù riunisce i libri del Mito Aristotelico, la Vitae di Aristotele e Christos così come quelle degli Arcangeli. Si tratta di testi sacri e costituisce la base della Religione Aristotelica. Essi hanno valore dogmatico.

    Articolo 9: Le Dottrine della Chiesa Aristotelica fanno parte della fede aristotelica. Emanate dai teologi e dottori della Chiesa, esse hanno valore dogmatico.

    Articolo 10: Gli scritti dei santi forniscono un quadro delle dottrine della Chiesa Aristotelica. Questi sono gli insegnamenti dei nostri predecessori che hanno vissuto le virtù aristoteliche in modo eroico nella fede e nella sempre maggiore intimità con Dio. Essi sono la viva Tradizione e costantemente rinnovata chiesa, rilevando i misteri sacri rivelati dai profeti.

    Articolo 11: Il Libro delle Agiografie costituisce un codice di biografie storiche dei santi che intendeva utilizzare nella costruzione spirituale e sociale del mondo attuale con l'esempio di molti, testimoniato dal modo eroico nella loro fede e le loro virtù al loro tempo.

    Articolo 12: Ogni essere umano è figlio di Dio, nessuna segregazione basata su altri criteri che: la fede, la virtù e il merito, deve avere luogo in seno alla chiesa Aristotelica.

    Articolo 13:un Beato è un defunto aristotelico beatificato dalla Santa Chiesa in relazione alla sua vita passata, esemplare, virtuosa, degna di esempio sociale e spirituale per la comunità aristotelica.

      - Articolo 13 bis: Le norme e le procedure che portano alla beatificazione sono inclusi nel Diritto Canonico nella Congregazione del Santo Uffizio.


    Articolo 14: Un santo è un santo canonizzato dalla Santa Chiesa in relazione alla sua vita passata, più esemplare, più virtuosa rispetto a quella del Beato, e degna di esempio sociale e spitiruale per la comunità aristotelica.

      - Articolo 14 bis: Le norme e le procedure che portano alla canonizzazione sono inclusi nel Diritto Canonico della Congregazione del Santo Uffizio.


    Articolo 15: I Padri della Chiesa sono i fondatori della Chiesa aristotelica nella sua origine e al rinnovamento della fede sotto i pontificati del Santissimo Padre Nicolas V e Eugene V.

    Articolo 16: I Dottori della Chiesa sono eminenti teologi e canonisti che hanno prodotto o lavorato su testi dottrinali, dogmatici o canonici d’importanza universale.

    Articolo 17: L’eterodossia è un atto contrario al dogma aristotelico, alle dottrine promulgate e al Diritto Canonico della Santa Chiesa, dannosa per la comunità dei credenti e dalla Santa inquisizione di Dio, attraverso l'induzione di errore nella maggior parte delle creature dell’Altissimo.

    Articolo 18:Le eterodossie sono quattro tipi: eresia, scisma, paganesimo e ateismo.

    Articolo 19:Le eterodossie sono perseguite dalla Santa Inquisizione nei limiti ad essa assegnati.

    Articolo 20:La Chiesa Aristotelica distingue tra due tipi differenti di incarichi, stati e le azioni dei suoi membri. Queste differenti nature possono essere In Gratebus (nelle grazie) o Res Parendo (cose che appaiono).

      - Articolo 20 bis: la natura In Gratebus comprende le cose che esistono per la grazia del Creatore. L'abbreviazione corretta utilizzata nel diritto canonico è IG

      - L'articolo 20 ter: La natura Res Parendo include cose che esistono di per sé pur conseguentemente la Creazione. L'abbreviazione corretta utilizzata nel diritto canonico è RP.



    (1) Il libro delle Virtù disponibile presso la Biblioteca romana non è completo perché è una traduzione. Il testo originale è conservato negli archivi segreti di Roma, i teologi del Santo Uffizio sono al lavoro per terminare la sua traduzione.


    Testo canonico sui Principi della Chiesa di Dio
    Dato e approvato a Roma dal Sacro Collegio durante il pontificato del Santo Padre Eugene V-il dieci aprile, Venerdì, giorno di San Nicolaides, anno di grazia MCDLVII.

    Prima Pubblicazione dal defunto Sua Eminenza Jeandalf l'undici di febbraio, Domenica dell'anno MCDLV; rivisto, ristampato e sigillato da Sua Eminenza Aaron de Nagan, Cardinale Camerlengo, il tredicesimo giorno del mese di aprile, Lunedi di Pasqua, nell'anno di grazia MCDLVII, rivisto, modificato, sigillato e pubblicato nuovamente da Sua Eminenza Tibere de Plantagenet, Cardinale Camerlengo, il ventisettesimo giorno del mese di novembre, l'anno di grazia MCDLVII .



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sosua



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MessagePosté le: Jeu Nov 24, 2011 4:55 am    Sujet du message: Répondre en citant

Citation:
0.2 Il Calendario Aristotelico


La storia universale è determinata in rapporto a un’era e a uno stile di riferimento.
La curia si è resa conto che mancava di uniformità e ha deciso di prendere il Calendario Aristotelico come riferimento definitivo per
tutti i testi aristotelici.
Tutti gli archivi ufficiali della Chiesa Aristotelica e Romana dovranno dunque basarsi su questo calendario.
La data di riferimento per il cambio dell’anno viene ereditata dal calendario giuliano ed è quindi il 1. Gennaio.

Il prossimo 1. Gennaio saremo dunque al 1. Gennaio dell’anno 1455
dell’era aristotelica, o più precisamente de “L’era Aristotelica del
Rinnovamento della Fede”.

Il calendario aristotelico è diviso in dodici mesi, raggruppati in quattro trimestri:

1° trimestre (90 o 91 giorni)
Gennaio, 31 giorni
Febbraio, 28 o 29 giorni
Marzo, 31 giorni

La curia decide ogni anno se Febbraio consta di 28 o 29 giorni.

I nostri astrologi non vogliono divulgare le formule che permetterebbero agli eretici di approfittare del nostro sapere ispirato direttamente dal Creatore.

2° trimestre (91 giorni)
Aprile, 30 giorni
Maggio, 31 giorni
Giugno, 30 giorni

3° trimestre (92 giorni)
Luglio, 31 giorni
Agosto, 31 giorni
Settembre, 30 giorni

4° trimestre (92 giorni)
Ottobre, 31 giorni
Novembre, 30 giorni
Dicembre, 31 giorni

Un periodo di sette giorni forma una settimana. I giorni di una settimana hanno ciascuno un nome: in italiano, lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato e domenica.

L’era utilizzata dal calendario aristotelico è l’era aristotelica, ovvero “anno di Dio dalla nascita del suo secondo profeta Jeshua Christos” (in latino: Anno Dei ab secundi fatidici Sui orto Jeshua Christos, locuzione ancora utilizzata in inglese e spesso annotata dopo l’anno nella forma abbreviata AD (anno di Dio), e altrimenti indicata in italiano come “anno di Grazia” o “anno del Creatore”). Lo zero allora non era ancora conosciuto, quindi non vi è un anno 0: i secoli e i millenni cominciano con l’anno 1, con numeri di tipo ordinale. Dunque, il XI secolo e il secondo millennio cominciano con il 1° Gennaio 1001.


Ripartizione della storia dell’umanità


1. Preistoria (cfr. Creazione e Preistoria): dalla creazione dell’universo alla caduta di Oanilonia.

2. L’antichità (cfr. Preistoria, vita di Aristotele e di Christos): dalla caduta di Oanilonia alla fondazione della Chiesa Aristotelica da parte di Christos.

3. L’era Aristotelica della fondazione: dalla fondazione della Chiesa Aristotelica da parte di Christos fino all’anno 1452.

4. L’era Aristotelica del Rinnovamento della Fede a partire dall’anno 1452.

Per i periodi Preistoria e Antichità la datazione si conta in senso inverso, a partire dall’anno 1 avanti Christos, designazione spesso
abbreviata in italiano con a.C.: l’anno 1 a.C.

Questa suddivisione e la scelta della datazione sono ormai imposte per tutti gli atti legati alla Chiesa Aristotelica a partire dal 1° Gennaio 1455. A partire da quel giorno, quindi, noi saremo legati cronologicamente al calendario aristotelico.


Fatto a Roma il 12 Dicembre dell’anno 1454 dell’era aristotelica del Rinnovamento della Fede.

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MessagePosté le: Jeu Nov 24, 2011 4:56 am    Sujet du message: Répondre en citant

Citation:

    ........
    De Ecclesiae Dei fondis
    Bolla pontificale "Principi della Chiesa di Dio".
    -Segue-


    Preambolo:. Il Dogma della Santa Chiesa Aristotelica, Universale e Romana, e gli statuti che governano i suoi membri

    Parte II: Gli Status dei membri della comunità aristotelica.

    Articolo 1: Per la Santa Chiesa Aristotelica e Romana, ogni essere umano ha uno status. Egli può essere credente, fedele, prete o eterodosso.

    Articolo 2: Il credente è una persona non battezzata che condivide la fede aristotelica, crede in un solo Dio e riconosce la Chiesa di Roma come l'unica istituzione dell'Onnipotente.

      - articolo 2,bis: Un Credente ha diritto a ricevere il sacramento del battesimo, se le sue azioni e i suoi pensieri sono in conformità con i precetti e le dottrine stabilite dalla Santa Chiesa Aristotelica, rispettando le regole canoniche applicabili a questo sacramento.


    Articolo 3:Il fedele è un credente che ha ricevuto il sacramento del battesimo e integrato a livello comunitario dai fedeli della Chiesa Aristotelica.

      - Articolo 3bis: Il Fedele ha il diritto di ricevere i sacramenti della confessione, del matrimonio, dell'ordinazione e del funerale se le sue azioni, i suoi pensieri e le sue condizioni sono conformi alle regole canoniche e dottrinali emanate nei sacramenti.


    Articolo 4:Il Sacerdote è un fedele che ha ricevuto il sacramento dell'ordinazione.

      - Articolo 4bis: Il Sacerdote ha diritto di ricevere i sacramenti della confessione e del funerale se le sue azioni, i suoi pensieri e le sue condizioni sono in linea con le regole dottrinale e canoniche promulgate in ambito sacramentale.


    Articolo 5: L’Eterodosso è una persona che si trova al di fuori della comunità dei credenti, sia perché è colpito da una sentenza canonica, sia perché non condivide la fede e la credenza aristotelica in un solo Dio o non riconosce la Chiesa di Roma come unica istituzione dell’Onnipotente, sia perché è fedele di un'altra cultura.

    NB :. Per la natura dei vari eterodossi, vedere gli articoli della prima parte (Dottrina e fondamenta della Chiesa di Dio), del preambolo.

    Articolo 6:Gli status di fedele e sacerdote possono essere modificati o sospesi da una sanzione disciplinare di ordine canonico.



    Testo canonico sui Principi della Chiesa di Dio
    Dato a Roma, e approvato dal Sacro Collegio durante il pontificato del Santo Padre Eugenio V il ventunesimo giorno del mese di aprile, Martedì, nell'anno di grazia MCDLVII.

    Prima Pubblicazione dal defunto Sua Eminenza Jeandalf l'undici febbraio, Domenica dell'anno MCDLV; rivisto, ristampato e sigillato da Sua Eminenza Aaron de Nagan, Cardinale Camerlengo, il ventunesimo giorno del mese aprile, Martedì, dall'anno della nostra MCDLVII.




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MessagePosté le: Jeu Nov 24, 2011 4:56 am    Sujet du message: Répondre en citant

Citation:
1.1 La Confessione



(In attesa della codifica IG)

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MessagePosté le: Jeu Nov 24, 2011 4:57 am    Sujet du message: Répondre en citant

Citation:


    ........
    Ad mundi salutem per sanctificationem

    Bolla pontificia "verso la Salvezza del mondo dalla Santificazione".


    Libro 1: I Sacramenti della Santa Chiesa.

    Parte I: Il sacramento del battesimo

    Articolo 1: Il quadrittico causale:
    La causa materiale = Un credente soddisfa le condizioni richieste dal Diritto Canonico e i regolamenti in vigore, conforme al primo nella sua diocesi.
    La causa efficiente = Tutto il clero abilitato dalla sua carica.
    La causa formale = La celebrazione, il giuramento di fedeltà, il simbolismo dell'acqua.
    La causa finale = L'entrata nella comunità e la comunione dei fedeli.

    Sezione A: Il Battesimo

    Articolo 2: La natura dogmatica del battesimo è definito dai precetti contenuti nei sacramenti nel libro delle Dottrine.

    Articolo 3: Solo un credente che ha compreso e assimilato le basi del credo può ricevere il sacramento del battesimo. (Non applicabile al Can. I-1-A-5)

    Articolo 4: La Chiesa raccomanda al credente di seguire, e al sacerdote di far seguire, una pastorale conforme alle dottrine della Chiesa e valide dalla Prefettura per l'Insegnamento Aristotelico prima di ricevere il sacramento . (Non applicabile al Can. I-1-A-5)

      - Articolo 4 bis: E' lasciato all'Assemblea Episcopale il diritto di pronunciarsi sul carattere obbligatorio, opzionale o parziale dell'insegnamento delle pastorali
    .
    Articolo 5: I bambini e le altre persone che manifestano impossibilità intellettiva di seguire una pastorale, possono essere battezzati, se i genitori, tutori o i padrini accettano di fornire loro un'educazione aristotelica e un accompagnamento spirituale conforme alle dottrine della Chiesa.

      - Articolo 5 bis: Dopo aver raggiunto la maggiore età il bambino, confermarà il suo battesimo con una nuova celebrazione.

      - Articolo 5 ter: Queste persone non sono soggette agli articoli 3, 4 e 9 (Can. 1-I-A-3, 4,9.) di questa legge. I doveri enunciati da questi articoli vengono riempiti dai padrini la cui presenza è resa obbligatoria contrariamente all'annuncio dell'articolo 9 (Can. 1-I-A-9.).

    Articolo 6: I credenti che appartenevano ad una setta eretica e ora convertiti alla religione aristotelica rifiutano ufficialmente e pubblicamente la loro vecchia fede prima di ricevere il sacramento del battesimo.

      - Articolo 6 bis: La presenza di almeno un padrino o madrina è resa obbligatoria contrariamente all'articolo 9 (Can. 1-I-A-9.).

    Articolo 7: L'Officiante è un sacerdote con carica di chierico, un diacono o equivalente.

    Articolo 8: Il battesimo ha luogo nella parrocchia di residenza del futuro fedele, o in qualsiasi altro luogo sacro.

      - articolo 8 bis: Se il battesimo non ha luogo nella parrocchia di residenza del richiedente, l'officiante è invitato a chiedere l'autorizzazione del vescovo referente del credente richiedente.

      - articolo 8 ter: In assenza del Vescovo referente, la richiesta viene inviata alla carica supplente o, in casi eclatanti, all'autorità di vigilanza più stretta

    Articolo 9: La Chiesa raccomanda al credente che richiede il battesimo di essere accompagnato da almeno un padrino o da una madrina che lo seguirà nei primi passi nella comunità.

    Articolo 10: In occasione della cerimonia del battesimo, il credente deve almeno essere formalmente informato sui dogmi e sulle dottrine della Chiesa, recitando il Credo.

    Articolo 11: In occasione della cerimonia battesimale, il battezzato è simbolicamente accolto nella comunità dei fedeli, sia con l'unzione, sia mediante il simbolismo dell'acqua, o da entrambi.

    Articolo 12: Il nome di ogni battezzato è iscritto nei registri parrocchiali o episcopali, e nei registri generali della Chiesa.

    Sezione B: La Conferma (conferma del battesimo)

    Articolo 13: Chiunque sia stato battezzato in giovane età e ora abbia raggiunto la maggiore età è portato a confermare il proprio battesimo.

    Articolo 14: La Conferma è costituita da una parte raccomandata, che è seguita da una pastorale e, un'altra parte da una celebrazione in cui il fedele ribadisce la sua fede precedentemente assicurata dal padrino al suo battesimo.

    Articolo 15:Alla cerimonia di conferma, il credente afferma ufficialmente di far propri i dogmi e le dottrine della Chiesa, recitando il Credo.

    Articolo 16: Nel corso della cerimonia, il fedele è simbolicamente confermata con l'unzione e l'acqua.

    Articolo 17: La Chiesa raccomanda al federe confermante di essere accompagnato da almeno un padrino o madrina in grado di accompagnarlo spiritualmente e sostenerlo nella comunità dei fedeli.

    Articolo 18: I registri parrocchiali o episcopali, e dei registri generali della Chiesa sono aggiornati e modificati in base all'esigenza.



    Testo canonico sui sacramenti della Chiesa Aristotelica e Romana.
    Dato a Roma sotto il pontificato del Santo Padre Eugenio V il secondo giorno di aprile dell'anno di grazia MCDLIX.

    Pubblicato dal defunto Sua Eminenza Jeandalf il tredicesimo giorno del mese di febbraio dell'anno MCDLV, modificato, riveduto e ristampato da Sua Eminenza Aaron de Nagan, cardinale e Decano del Sacro Collegio, in data II del mese di aprile del' anno di grazia MCDLIX del nostro Signore, il giorno di San Abysmo.




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MessagePosté le: Jeu Nov 24, 2011 4:58 am    Sujet du message: Répondre en citant

Citation:


    ........
    Ad mundi salutem per sanctificationem
    Bolla Pontificale « Verso la Salvezza del mondo dalla Santificazione».
    - Segue-






    Libro 1 : L'Opera di santificazione della Chiesa attraverso i sacramenti.



    Parte II : Il Sacramento del matrimonio.


    Sezione A : del sacramento

    Articolo 1 : Il quadrittico causale :
    La causa materiale = Un uomo ed una donna fedeli della Chiesa Aristotelica.
    La causa efficiente = Qualsiasi chierico abilitato dalla sua carica.
    La causa formale = L'ufficio, lo scambio dei voti e delle promesse.
    La cause finale = Un’unione davanti l’Altissimo e agli uomini con lo scopo di fondare una famiglia e trovare l’amicizia aristotelica.

    Articolo 2 : I precetti della Chiesa in ambito matrimoniale e la natura stessa del matrimonio sono ripresi nel libro 4 sulle dottrine e sacramenti della Chiesa.

    Articolo 3 : Il matrimonio è la consacrazione dell’accordo profondo tra due persone , creando una condivisione della vita, reputata indissolubile e simboleggiando l’Amicizia Aristotelica in una delle sue forme più strette.

    Articola 4 : Gli unici abilitati a celebrare matrimoni, sono i sacerdoti aventi carica clericale, cosi come i chierici abilitati a donare questo sacramento.

    Articolo 5 : Ogni matrimonio può essere celebrato solo con l’autorizzazione del responsabile della parrocchia di ciascuno dei due futuri sposi.

      - Articolo 5 bis In caso di assenza del responsabile, è l’autorità religiosa locale direttamente superiore, ad accordare quest’autorizzazione.


    Articolo 6 : Il matrimonio è celebrato nella parrocchia dei fidanzati, se essi hanno la stessa residenza, in caso contrario in quella della fidanzata.

      - Articolo 6 bis : Sotto riserva dell’autorizzazione dell’autorità episcopale locale, il matrimonio può svolgersi nella cappella familiare demaniale o nobiliare di uno dei futuri sposi, o nella cattedrale della diocesi dei fidanzati o in caso contrario in quella della fidanzata.

      - Articolo 6 ter : Ogni matrimonio in altro luogo deve celebrarsi con il preliminare accordo del vescovo in carica nella diocesi di residenza dei fidanzati o al contrario della fidanzata, cosi come quello del prelato responsabile del luogo scelto.

      - Articolo 6 quater : I Matrimoni celebrati in basiliche o chiese romane devono avere l’accordo preliminare di un Cardinale. I matrimoni celebrati in cattedrali reali o imperiali sono sottomessi al consenso del Concistoro nazionale competente o di un cardinale, del primate interessato, o di ogni altra autorità giuridica o riconosciuta competente.


    Articolo 7 : La presenza di almeno due testimoni, scelti tra i fedeli, è obbligatoria. Uno rappresentante il marito, l’altra la moglie. Essi saranno i garanti davanti gli uomini dell’atto del matrimonio.

    Articolo 8 : La coppia deve essere formata da due fedeli non sottoposti ad interdizione.

    Articolo 9 : I fidanzati non possono avere legami di consanguineità al quarto grado o inferiore.

    Articolo 10 : I fidanzamenti sono ufficializzati dalla pubblicazione di un bando almeno 15 giorni prima del matrimonio.

      - Articolo 10 bis : I bandi devono essere pubblicanti da entrambe le parti, nella chiesa Res Parendo della parrocchia di residenza In Gratebus dei fidanzati, o di ciascuno di loro si se essi non hanno lo stesso domicilio.

      - Articolo 10 ter : Le pubblicazioni annunciano il nome e cognome, il domicilio dei futuri coniugi, il luogo dove si svilupperà il matrimonio e i nomi dei testimoni.

      - Articolo 10 quater : Se per una ragione qualsiasi, la coppia deve ridurre il periodo di fidanzamento, una richiesta espressa e motivata sarà inviata presso la sede metropolitana competente dalla coppia e dal chierico officiante. Quest’ultimo dovrà ugualmente informare la sua gerarchia.


    Articolo 11 :Gli sposi sigillano la loro unione dallo scambio di voti, simboleggiati dallo scambio degli anelli, davanti a Dio e agli uomini.

    Articolo 12 :In caso di secondo matrimonio, l’officiante dovrà constatare la validità dell’annullamento o dello scioglimento della precedente unione.

    Articolo 13 : L’Officiante registra l’atto di matrimonio nei registri appropriati.

    Articolo 14 : In casi particolari e di abitudini locali:
    Il diritto canonico inquadra il matrimonio nell’opzione di una certa uniformità dovuta all’unicità della Chiesa. Tuttavia per ragioni culturali o di usi, le diocesi o le province sono in diritto di impostare delle restrizioni supplementari alla celebrazione del matrimonio, in accordo con il Concistoro Pontificale competente e dopo consultazione con la Congregazione del Santo Uffizio e della Diffusione della Fede.

    Sezione B Annullamento del Sacramento

    Articolo 1 : Tutte le domande di estinzione, scioglimento o annullamento del sacramento del matrimonio, devono passare innanzitutto davanti all’Ufficialità Episcopale locale o competente.

    Estinzione del sacramento del matrimonio.

    Articolo 2 : L’estinzione del sacramento del matrimonio è una procedura automatica che non necessita di una constatazione dell’ufficialità diocesana.

    Articolo 3 : L’estinzione del sacramento del matrimonio è applicabile in soli due casi:

      - Articolo 3.1 : Il decesso di uno dei due coniugi.

      - Articolo 3.2 : L’entrata nell’ordine di uno dei due coniugi.

      - Articolo 3.3 :Quando l’entrata nell’ordine è il motivo invocato, l’estinzione del sacramento implica una sospensione definitiva dei doveri coniugali.

      - Articolo 3.4 : Quando l’entrata nell’ordine è il motivo invocato e vi è stata procreazione, l’estinzione del sacramento del matrimonio non implica una sospensione dei doveri parentali.


    Articolo 4 : Con l’estinzione del matrimonio, il matrimonio è ritenuto valido e legittimo, ma non produce più effetti nel futuro. Gli effetti verificatisi in passato sono legittimi e conservano la loro piena legittimità in perpetuo.

    Scioglimento del sacramento del matrimonio

    Articolo 5 : Lo scioglimento del sacramento del matrimonio è un’estinzione di quest’ultimo a seguito della decisione dei coniugi di separarsi e di mettere fine alla loro vita di coppia.

    Articolo 6 : I motivi invocati per uno scioglimento del sacramento del matrimonio sono:

      - Articolo 6.1 :La sparizione di sentimenti d’amore tra i due coniugi.

      - Articolo 6.2 : L’adulterio commesso da uno dei due coniugi; il consorte in difetto può incorrere nel divieto di risposarsi.

      - Articolo 6.3 :L’abbandono del domicilio coniugale da parte di uno dei due coniugi per un tempo superiore a 3 mesi. Il coniuge riconosciuto colpevole di negligenza coniugale è passabile dell’impossibilità di risposarsi.

      - Articolo 6.4 : La scomparsa di uno dei due coniugi per un tempo superiore a 3 mesi.


    Articolo 7 : Lo scioglimento del sacramento del matrimonio implica la rimozione degli obblighi matrimoniali tra i due coniugi.

    Articolo 8 : In caso di scioglimento, e in caso ci sia discendenza, gli obblighi parentali restano.

    Articolo 9 : In caso di scioglimento del sacramento del matrimonio, il matrimonio è riconosciuto valido e legittimo ma non produce più effetti nel futuro. Gli effetti verificatisi in passato sono legittimi e conservano la loro piena legittimità in perpetuo.

    Articolo 10 : Ogni richiesta di scioglimento di matrimonio è depositata, dai coniugi richiedenti, davanti all’Ufficialità Epicopale locale prima di essere mandata davanti al Concistoro Pontificale competente.

      - Articolo 10.1 E’ compito dell'Ufficialità Episcopale regolare e pubblicare la suddetta domanda come pena punitiva ed espiatoria. Quest’avviso sarà in seguito depositato presso il Concistoro Pontificale competente al fine di essere convalidato o rigettato.


    Articolo 11 : I Concistori Pontificali, nei territori sotto la loro giurisdizione, hanno la totale autorità riguardo allo scioglimento del sacramento del matrimonio, dall’imposizione di una pena punitiva ed espiatoria al controllo di quella presentata dall’ufficialità Episcopale, ai divieti per uno o entrambi i coniugi.

      - Articolo 11.1 : I Concistori Pontificali, nei territori sotto la loro giurisdizione, sono abilitati a rivalutare il loro giudizio dopo dodici mesi del periodo d’espiazione.


    Annullamento del sacramento del matrimonio.

    Articolo 12 : L’annullamento del matrimonio riconosce de facto il matrimonio come non retroattivo. Agli occhi della Chiesa, questo fatto non è mai esistito.

    Articolo 13 : In un Annullamento di Matrimonio, il matrimonio è riconosciuto invalido e illegittimo. Gli effetti avvenuti nel passato sono illegittimi e riconosciuti come tali a tempo indeterminato.

      - Articolo 13.1 :Solo il Sommo Pontefice o un suo delegato può legittimare in via del tutto eccezionale che particolari effetti si sono verificati durante la vita illegittima della relazione


    Articolo 14 : Il Sacro Collegio dei Cardinali, a nome del Sommo Pontefice, è l’unico, autorizzato all’annullamento del sacramento del matrimonio.

    Articolo 15 : Ogni domanda di annullamento del matrimonio è depositata davanti l’ufficialità Episcopale locale e trasmessa al Concistoro Pontificale competente che giudica se di sua pertinenza. Poi il Concistoro la trasmette al Sacro Collegio dei Cardinali.

    Articolo 16 : E’ affidato al Concistoro Pontificale di regolare e di pubblicare un avviso sulla ricevibilità della domanda. Questo avviso sarà poi depositato presso il Sacro Collegio dei Cardinali che lo valuterà.

    Articolo 17 : Le cause dell’annullamento del matrimonio sono definite dalla ricevibilità della supplica e si limitano, quasi esclusivamente a gravi errori procedurali nella concessione del sacramento del matrimonio, all’abuso di fiducia o di finzione da parte di uno dei coniugi durante il matrimonio.


    Testo canonico sui sacramenti della Chiesa Aristotelica e Romana
    Dato a Roma sotto il pontificato del Santo Padre Eugenio V, il ventotto di marzo dell'anno di grazia MCDLV.

    Ultima approvazione dal Sacro Collegio dei Cardinali il dodicesimo giorno di settembre dell'anno di grazia MCDLVII, il sabato.

    Pubblicato dal defunto Sua Eminenza Jeandalf il ventotto del mese di marzo dell'anno MCDLV; modificato, riveduto e ristampato da Sua Eminenza Aaron de Nagan, Cardinale, Decano del Sacro Collegio, il tredicesimo giorno di settembre Domenica, il giorno di San Ripolin, nell'anno di grazia MCDLVII di nostro Signore.




Citation:




    Matrimonium Prohibitem


    Noi, Cardinali della Santa Chiesa Aristotelica riuniti nel sacro collegio per grazia di Dio, e noi, teologi della congregazione del Santo Ufficio, davanti all’Altissimo, e sotto lo sguardo di Aristotele, al nome del Sommo Pontefice della Santa Chiesa Aristotelica e Romana,


    Rendiamo Ufficiale la nostra decisione in merito alla natura di ciò che alcuni già chiamano «matrimonio laico». L’unione sacra dell’uomo e della donna è esclusivamente devota alla Santa Chiesa Aristotelica e Romana. Procedere a un’unione di questo genere – o di un’altra che mira a legare l’uomo alla donna e la donna all’uomo – mentre è fedele della Nostra Santa Madre Chiesa è strettamente vietato. Allo stesso modo i fedeli della Santa Chiesa, non possono chiedere questa benedizione, ritenuta non sacra.

    Tutti coloro che violeranno questa regola, si metteranno contro il nostro dogma, la sua azione sarà dunque considerata come blasfema. Pertanto, il fedele colpevole si esporrà alla giustizia della Chiesa e alle punizioni che seguiranno al suo giudizio, definiti nel nostro Diritto Canonico.

    Nessuno ignori il carattere blasfemo di questa pratica. Cosi, questa regola non havalore retroattivo. Si raccomanda comunque ai fedeli coinvolti di fare atto di contrizione presso le autorità ecclesiastiche della propria provincia o diocesi.


    Ad Majorem Dei Gloriam


    Redatto a Roma il XXV novembre dell’anno di grazia MCDLV di Nostro Signore




    Diritto Canonico : Libro I, sezione 1.3, appendice 1




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MessagePosté le: Jeu Nov 24, 2011 4:59 am    Sujet du message: Répondre en citant

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1.4 Ordinazione ed elevazione al sacerdozio

La causa materiale: ogni fedele che vuole servire la Chiesa e Dio più di ogni altra cosa.
La causa efficiente: colui che ordina al sacerdozio deve esser prete lui stesso e avere ricevuto un mandato dalla curia.
La causa formale: cerimonia di ordinazione e voti di preparazione sacerdotale.
La causa finale: essere designato successore degli apostoli e potere così accedere all’alto clero.

La causa materiale

- I vagabondi non possono essere ordinati, a meno che possano viaggiare e divenire missionari vagabondi.

- I contadini e gli artigiani possono farsi ordinare, ma dovranno essere incoraggiati a scegliere la via della Chiesa o della Scienza. Se scelgono la via Militare, dovranno definitivamente rinunciare alle armi o farsi spretare, mentre se scelgono la via dello Stato, dovranno farlo per la difesa della Chiesa in seno alle istituzioni.

- I teologi (via della Chiesa aristotelica) possono e saranno incoraggiati a farsi ordinare.

- I medici (via della Scienza) saranno autorizzati a farsi ordinare se scelgono di esercitare presso un ordine religioso o come medici parrocchiali.

- I pubblici funzionari (via dello Stato) dovranno giustificare la loro volontà di prendere gli ordini.

- I militari (via Militare) non potranno farsi ordinare a causa dell’incompatibilità tra la funzione di soldato e lo statuto di prete.

- Un fedele con famiglia a carico potrà farsi ordinare solo nel caso in cui la famiglia di cui si deve occupare, e particolarmente i figli piccoli, non venga danneggiata dalla sua ordinazione al sacerdozio. Dovrà essere analizzata attentamente ogni singola situazione prima della cerimonia. Nel caso di un fedele sposato ma senza figli sarà sufficiente l’autorizzazione del coniuge, e in tal caso l’ordinazione annulla il sacramento del matrimonio.

La vita spirituale dei preti è incentrata sulla loro responsabilità pastorale. È in seno al loro ministero apostolico che i preti vivono il loro cammino spirituale.
L’educazione aristotelica e civica, la celebrazione della messa e la carità del pastore sono le fonti della sua via spirituale. Il prete deve poter essere mostrato come esempio, così come Christos e Aristotele sono i suoi esempi.
Alcuni preti vorranno completare la loro vita spirituale impegnandosi nella “società laica”. In tal caso, il prete che sceglie questa via deve farlo soltanto se può in quanto prete, quindi promuovendo il messaggio divino.
Se a un certo punto la sua carica entra in conflitto con i suoi doveri di prete, egli dovrà farsi sostituire piuttosto di prendere decisioni contrarie al messaggio aristotelico.
Solo il battezzato che soddisfa le condizioni citate sopra, formato secondo le regole della Chiesa e cosciente di prendere l’impegno di servire Dio attraverso la Chiesa aristotelica per tutta la vita, potrà essere ordinato dopo aver fatto i suoi voti.

La causa efficiente

Solo un prelato potrà ordinare al sacerdozio un battezzato. In casi eccezionali, un prete particolarmente rinomato per la sua partecipazione al servizio della Chiesa e della vera fede potrà essere autorizzato dalla curia a ordinare al sacerdozio senza che faccia parte dell’alto clero.
I prelati sono i Cardinali, i Vescovi, gli Abati e i Rettori riconosciuti da Roma. I preti che possiedono una carica specifica in seno al clero regolare e accreditata dalla congregazione della diffusione della fede possono anch’essi ordinare al sacerdozio i membri del loro ordine religioso.

La causa formale

La causa formale si divide in due parti.

1) I voti

Il candidato deve impegnarsi davanti a Dio, a un prelato e a un altro prete su quattro punti.

A non portare armi da combattimento all’eccezione di armi di rappresentanza legate alla nobiltà o al costume.

A non formare una famiglia; fa perciò voto di castità e non potrà adottare.

A essere esemplare: dovrà privilegiare lo studio alla ricerca dei beni temporali. Farà il necessario, secondo il suo rango e il suo statuto nella società, per ricevere il suo accreditamento di “Teologo della Chiesa aristotelica, universale e romana” e per mettere le sue capacità al servizio della vera fede e dei fedeli in generale.

Alla tripla obbedienza: obbedienza alla gerarchia istituita da Christos, obbedienza ai dogmi, obbedienza al diritto canonico.

2) L'ordinazione

Una volta pronunciati i voti, potrà essere ordinato al sacerdozio per servire Dio, la Chiesa e l’Umanità.

Un prete, prelato della Chiesa o incaricato alle ordinazioni, soprintenderà alle benedizioni e ai voti basati sui quattro elementi della creazione.
L’officiante procederà in seguito all’imposizione delle mani, simbolo della quintessenza divina (l’etere). Il candidato riaffermerà inoltre la sua fede nel nostro Credo prima di ricevere le insegne della sua nuova vita.
Sarà allora ordinato al sacerdozio per servire Dio, la Chiesa e l’Umanità.

La causa finale

Una volta ordinato sacerdote, il figlio di Dio e fratello degli uomini diventa prete e padre spirituale; egli potrà diventare una guida tra le guide e assolvere la carica di responsabile di una parrocchia, diocesi, provincia o di un ordine religioso.

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MessagePosté le: Jeu Nov 24, 2011 5:00 am    Sujet du message: Répondre en citant

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1.5 I Funerali

Il sacramento dei funerali, chiamati anche ultimi sacramenti

La causa materiale: il corpo di un fedele o di un credente che seguiva un insegnamento religioso (pastorale...)
La causa efficiente: ogni chierico può celebrare i funerali
La causa formale: la celebrazione e la tumulazione
La causa finale: offrire l'ultimo omaggio alle spoglie mortali e l'addio al mondo terrestre

La causa materiale
I funerali costituiscono l'ultimo sacramento, è essenziale assicurarsi che l'eradicazione del legame tra il corpo terrestre e l'anima abbia avuto luogo in modo definitivo.

Il ministro che non rispettasse questa regola essenziale potrà essere perseguito dalla Santa Inquisizione.

La causa efficiente
Ogni chierico della Chiesa Aristotelica, qualunque sia la sua carica, può officiare, ma solo il vescovo della diocesi in cui la cerimonia avrà luogo può concedere il permesso alla tumulazione.
In caso di decesso di un Vescovo o di un Arcivescovo, solo una assemblea episcopale alla quale appartiene, o solo la Curia in caso di un Cardinale, è autorizzata a ordinare la tumulazione.
In caso di decesso del Papa, il cardinale Camerlengo è colui che constaterà il decesso per poi trasmettere l'informazione alla Curia prima di promulgare un comunicato ufficiale destinato ai fedeli.


La causa formale

La celebrazione
Ogni fedele aristotelico deceduto ha diritto a una cerimonia funebre.
Una cerimonia funebre può essere celebrata anche per i personaggi che non hanno ancora ricevuto il sacramento del battesimo ma che hanno seguito, a loro modo, il cammino della Virtù, dietro richiesta specifica di un membro aristotelico della famiglia.
Tuttavia solo il corpo di un fedele potrà essere esposto in Chiesa o seppellito in terra consacrata. Sono dunque specificatamente vietate le cerimonie in chiesa per gli eterodossi, i suicidi o gli scomunicati.

La sepoltura
Solo i fedeli aristotelici che sono morti senza rinunciare alla loro fede e non soggetti a interdizione, possono esseere seppelliti in terra consacrata e beneficiare di una sepoltura singola.
Tutti gli altri dovranno essere sotterrati o bruciati a più di cento passi da un luogo consacrato.

La causa finale
Dopo che la cerimonia di sepoltura è terminata, è evidente che se il defunto riappare vi è stato un imbroglio o un inganno.
In questo caso l'Inquisizione dovrà essere avvertita, ed essa dovrà condurre una inchiesta per determinare se ci sono stati inganni nei confronti della Chiesa. Il tribunale episcopale competente pronuncerà un giudizio e un cardinale potrà emettere una condanna di scomunica, a seconda della gravità dei fatti rimproverati.

Se si verificasse che la persona seppellita non era quella giusta, una comunicazione di scomunica immediata sarà emessa nei confronti della persona che ha commesso la frode.

Se si verificasse che si tratta di un tentativo di usurpazione d'identità, il caso verrà deferito alla giustizia temporale e inquisitoria in attesa di una scomunica nei confronti dell'usurpatore.

In ogni caso se i funerali hanno avuto luogo e se la persona non è stata riconosciuta morta dopo l'inchiesta dell'Inquisizione, sarà necessaria una riconferma dei sacramenti ricevuti prima del funerale.

Note
- I funerali di un fedele sposato sciolgono l'unione matrimoniale e danno l'opportunità di risposarsi al coniuge sopravvissuto in accordo con il diritto caonico riguardo al matrimonio.

-La trasmissione dei titoli nobiliari avviene secondo le regole nazionali dei regni e dei territori interessati.

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MessagePosté le: Jeu Nov 24, 2011 5:00 am    Sujet du message: Répondre en citant

Citation:


    ........
    De Ecclesiae Dei fondis
    Bolla pontificale "Principi della Chiesa di Dio".
    -Segue-


    Preambolo:. Il Dogma della Santa Chiesa Aristotelica, Universale e Romana, e gli statuti che governano i suoi membri



    Parte III: Le cariche all’interno della comunità aristotelica


    Articolo 1:Una carica è una funzione religiosa riconosciuta sia nel presente Diritto Canonico, sia nei regolamenti interni delle Congregazioni romane, sia nel regolamento di un ordine religioso riconosciuto dalla Curia.

    Articolo 2: E' considerata occupata una carica che il fedele o il sacerdote hanno, la cui nomina o elezione rispetta le procedure descritte nel regolamento che l’ha originata.

    Articolo 3:E’ chierico colui che detiene una funzione religiosa secolare, è regularis colui che detiene una carica religiosa regolare; è milites colui che ricopre una carica - come definito all'articolo 3 ter o nel diritto canonico della Sante Armate- nella Congregazione delle Sacre Armate, a differenza di fedeli che non occupano nessuna di queste tre cariche.

    NB L'onere di chierico, e le norme ad esso relative, prevale su quella di regularis, e quella regularis sulla milites.

      -Articolo 3 bis sono considerati regularis della Chiesa, i fedeli che hanno abbracciato una regola di vita monastica, i fedeli membri di ordini religiosi aristotelici, o ramo di un ordine religioso militare e i fedeli radunati in comunità nelle abbazie In Gratebus.

      - L'articolo 3 ter sono considerati milites della Chiesa, i fedeli membri delle branche armate degli ordini militari facenti parte delle Sacre Armate Aristoteliche, cosi come i fedeli che si trovano individualmente o collettivamente sotto gli ordini dello Stato Maggiore delle Sacre Armate.


    Articolo 4: Fuori deroga del loro primate, o comunque di cui alcuni oneri negli altri libri di diritto canonico o di regolamenti interni delle Congregazioni romane, iclerici e i regularis, che siano milites o no, non possono portare armi diverse da quelle connesse al loro rango sociale.

    Articolo 5: Un fedele non può amministrare un sacramento e un chierico non può amministrare che quelli autorizzati dal suo ufficio.

    Articolo 6: Solo un fedele o un sacerdote può ricoprire una carica all'interno della Chiesa.

    Articolo 7: Lo stato accademico del teologo (HRP: livello 3 via della Chiesa) non è uno stato religioso, ma è richiesto per occuparsi di determinati incarichi.

    Articolo 8: Gli incarichi all’interno della Chiesa Aristotelica si dividono in tre categorie: primaria, secondaria e terziaria.

    Articolo 9:Gli incarichi principali sono il fondamento della gerarchia della Chiesa aristotelica. Essi hanno la precedenza su tutti gli altri.

      -L'articolo 9bis:. Lo stesso chierico non può che occupare una carica principale


    Articolo 10:Gli incarichi secondari sono cariche complementari della Chiesa Aristotelica. La maggior parte delle volte cariche ausiliarie alle principali.

      -L'articolo 10 bis:. Un singolo chierico può assumere solo due cariche secondarie oltre ad un’eventuale carica primaria.


    Articolo 11: Le cariche terziarie sono incarichi relativi alle congregazioni e ordini religiosi, o che non rientrano in una delle prime due categorie.

      - L'articolo 11 bis: l'accumulo di cariche terziarie è definito nel regolamento di ogni ordine e congregazione. Se non diversamente indicato, le cariche terziarie sono cumulabili con eventuali incarichi primari e secondari.


    Articolo 12: I sacerdoti che occupano una carica episcopale portano il titolo di prelato, un privilegio concesso per meriti.

    NB Questa "carica episcopale" si riflette negli ornamenti araldici da un minimo di tre file di nappe.

    Articolo13: Nel clero secolare, un chierico non può essere sottoposto all'autorità diretta di un solo altro chierico. Egli non può quindi accumulare che delle cariche conformi a questo imperativo.

    Articolo 14:Le cariche onorarie e emerite non sono presi in considerazione nella regola del cumulo.


    Testo canonico sulle cariche all'interno della comunità aristotelica.
    Donato a Roma sotto il pontificato del Santo Padre Eugenio V, il primo giorno di agosto dell'anno di grazia MCDLV.

    Ultima approvazionedal Sacro Collegio dei Cardinali il X giorno di gennaio dell'anno di grazia MCDLVII , Sabato.

    Pubblicato dal defunto Sua Eminenza Jeandalf il primo agosto dell'anno come MCDLV come preambolo del Libro 2 sul clero secolare;
    modificato, riveduto e ristampato da Sua Eminenza Aaron de Nagan, Cardinale Camerlengo, l'undici gennaio, la Domenica, dell’anno di grazia MCDLVII di nostro Signore.




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MessagePosté le: Jeu Nov 24, 2011 5:03 am    Sujet du message: Répondre en citant

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    Regimini secularis ecclesiae
    Bolla pontificale « Per il governo della Chiesa secolare ».







    Libro 2 : L'episcopato, il sacerdozio e le circoscrizioni religiose


    L'Apostolato


    Parte I : Le Province e le Diocesi


    Articolo 1 : La diocesi è una circoscrizione religiosa i cui fedeli sono affidati ad un vescovo, erede della tradizione episcopale in quanto successore degli apostoli, affinché egli ne sia la guida religiosa con l'aiuto e la cooperazione dei suoi chierici.

    Articolo 2 : La diocesi è suddivisa in parrocchie, il cui numero varia a seconda della diocesi.

    Articolo 3 : Le diocesi sono raggruppate in una provincia ecclesiastica sotto l'autorità di un arcivescovo metropolitano.

    Articolo 4 : Le province ecclesiastiche sotto uno stesso potere temporale sovrano sono raggruppate in una primazia e poste sotto l'autorità di un primate, quando il loro numero è di almeno 2 e sono composte insieme da almeno 4 diocesi.

      - Articolo 4.1 : Una primazia è diretta da un'assemblea episcopale costituita almeno dagli arcivescovi metropolitani all'interno di essa, ed ha come potere la nomina e la revoca dei vescovi del suo territorio.

      - Articolo 4.2 : Ogni primazia è dotata di un proprio statuto, approvato dal Sacro Collegio.

      - Articolo 4.3 : Le aree linguistiche che non possono rivendicare lo status di primazia sono erette a vice-primazia, annesse ad una primazia esistente o dirette da un prelato plenipotenziario nominato dal Sacro Collegio.

      - Articolo 4.4 : La Curia può anche annettere temporaneamente una provincia religiosa a una primazia vicina, o riunire temporaneamente più province religiose in una sola primazia.

      - Articolo 4.5 : La Curia può dividere una primazia in più vice-primazie al fine di facilitare il funzionamento. Questa vice-primazia funzionano allo stesso modo delle primazie.




    Parte II : L’Episcopato



    Quando si utilizza il termine "vescovo", esso raggruppa senza distinzioni tutti coloro che detengono una carica episcopale, siano essi vescovi o arcivescovi.

    Articolo 1 : In seno alla Chiesa, dopo il Sovrano Potefice ed i cardinali, vengono i vescovi.

    Articolo 2 : Il vescovo è un chierico scelto dal Papa, o dai suoi pari con il consenso del Papa, per dirigere una diocesi. Può essere revocato a discrezione di queste stesse persone.

    Articolo 3 : Non può che esserci un solo vescovo a dirigere una diocesi.

    Articolo 4 : Si distinguono 2 categorie episcopali: i vescovi "in funzione" e i vescovi onorari.

    Articolo 5 : Un vescovo "in funzione" può essere o un arcivescovo metropolitano, o un arcivescovo suffragante, o un vescovo suffragante a seconda dello status della diocesi alla quale è legato. Queste distinzioni non sono distinzioni di natura ma di onore.

    Articolo 6 : Il vescovo governa la sua diocesi entro i limiti stabiliti dalla sua assemblea episcopale, dal Diritto Canonico della Chiesa, dalle dottrine e dai regolamenti emessi da Essa.

      - Articolo 6.1 : Il vescovo nomina e revoca i membri del suo consiglio diocesano.

      - Articolo 6.2 : Il vescovo può coprire il posto vacante dei curati Res Parendo e In Gratebus, nominare e revocare i parroci sotto la sua giurisdizione.

      - Articolo 6.3 : Il vescovo nomina e revoca i cappellani delle cappelle nobiliari sotto la sua giurisdizione, su richiesta della nobiltà o a sua discrezione.

      - Articolo 6.4 : Il vescovo nomina e revoca i cappellani delle organizzazioni laiche e militari, fatta eccezione per gli Ordini militari e religiosi riconosciuti da Roma, registrati sotto la sua diocesi.

      - Articolo 6.5 : Il vescovo ha il diritto di fornire la propria opinione nei casi di scomunica, di abbandono del sacerdozio, o di annullamento di un sacramento presso il Concistoro Pontificio competente.

      - Articolo 6.6 : Il vescovo ha il diritto di aggiungere regole che limitano la concessione dei sacramenti con l'autorizzazione della Congregazione del Santo Uffizio.

    Article 7 : I vescovi emeriti sono dei vescovi onorari che hanno svolto il loro incarico di vescovo in modo corretto e regolare per più di 3 mesi; essi portano questo titolo di diritto per 2 mesi. Le assemblee episcopali possono regolamentare i loro diritti all'interno della loro stessa assemblea. Essi non hanno una maggiore autorità all'interno della loro diocesi.

    Articolo 8 : I vescovi in partibus sono nominati dal Sacro Collegio a nome del Sovrano Pontefice su proposizione eventuale di una assemblea episcopale. Essi integrano l'assemblea episcopale della primazia in cui risiedono.

    Articolo 9 : La dignità episcopale è concessa ad alcuni chierici di alto rango, come i rettori degli ordini religiosi, i grandi maestri degli ordini militari e religiosi, gli abati del monastero In Gratebus ed i prefetti delle congregazioni.



    Parte III : Le cariche episcopali e diocesane


    Articolo 1 : Arcivescovo metropolitano – la quadruplice causa :

    La causa materiale = deve essere ordinato e teologo della Chiesa.
    La causa efficiente = è eletto dall’assemblea episcopale da cui la diocesi dipende.
    La causa formale = è incaricato da due dei suoi pari con l’accordo del Papa.
    La causa finale = è membro a tutti gli effetti delle assemblee episcopali dalle quali dipende almeno una parrocchia sotto la sua giurisdizione. Dirige una Provincia ecclesiastica e generalmente una diocesi.

    Articolo 2 : Vescovo e Arcivescovo suffragante – la quadruplice causa :

    La causa materiale = deve essere ordinato e teologo della Chiesa.
    La causa efficiente = è eletto dall’assemblea episcopale da cui la diocesi dipende.
    La cause formale = è incaricato da due dei suoi pari con l’accordo del Papa.
    La causa finale = è membro a tutti gli effetti delle assemblee episcopali dalle quali dipende almeno una parrocchia sotto la sua giurisdizione, a meno che lo statuto interno di queste assemblee limiti l'accesso al solo arcivescovo metropolitano. Dirige una diocesi.

    Articolo 3 : Vescovo Primate – la quadruplice causa :

    La causa materiale = deve essere stato vescovo in modo corretto e regolare per più di 3 mesi.
    La causa efficiente = è designato dalla sua assemblea secondo le regole stabilite dalla stessa assemblea.
    La causa formale = è incaricato dal camerlengo o dall’arcidiacono di Roma.
    La causa finale = il vescovo Primate è, a nome della sua assemblea, il superiore gerarchico diretto di tutti i vescovi dipendenti dalla sua primazia.

      - Articolo 3.1 : Nell’ipotesi in cui il primate prende le sue decisioni da solo, il concilio episcopale ha la facoltà di denunciarlo a posteriori, e di sostituire al decretale del primate il suo proprio, su domanda di uno dei suoi membri.

      - Articolo 3.2 : Il primate conserva le proprie responsabilità a livello della sua provincia o della sua diocesi.


    Articolo 4 : Vescovo Vice-Primate – la quadruplice causa :

    La causa materiale = deve essere vescovo al momento della sua nomina
    La causa efficiente = è designato dal vescovo primate secondo le regole stabilite dalla sua assemblea.
    La causa formale = è incaricato dal primate.
    La causa finale = sostituisce il Primate.

      - Articolo 4.1 : Il vescovo vice primate, in caso di assenza o d’inabilità del Primate, lo sostituisce con tutti i poteri giuridici e di rappresentanza, siede o vota fino alla risoluzione dell’inabilità del Primate.

      - Articolo 4.2 : Il vice primate conserva le proprie responsabilità a livello della sua provincia o della sua diocesi.

    Articolo 5 : Vescovo emerito – la quadruplice causa :

    La causa materiale = deve essere stato vescovo (non emerito) in modo corretto e regolare per più di 3 mesi.
    La causa efficiente = lo diventa automaticamente per un periodo di 2 mesi.
    La causa formale = è confermato dall’assemblea di cui faceva parte.
    La causa finale = è membro di diritto dell’assemblea episcopale di cui fa parte la sua residenza principale.

      - Articolo 5.1 : Il titolo di emerito è un titolo transitorio e onorifico, ha per obiettivo il permettere la transizione al momento di un trasferimento o di uno spostamento.


    Articolo 6 : Vescovo In Partibus – la quadruplice causa :

    La causa materiale = deve essere stato un sacerdote particolarmente meritevole ed esemplare, e avere partecipato all'edificazione della Chiesa.
    La causa efficiente = è designato dalla curia o dal Papa, ma può essere proposto da un'assemblea episcopale.
    La causa formale = è incaricato dal Camerlengo, dall’Arcidiacono di Roma o dal primate dell'assemblea episcopale da cui dipende.
    La causa finale = può essere membro a tutti gli effetti dell’assemblea episcopale di cui fa parte la sua residenza principale.

      - Articolo 6.1 : Il vescovo In partibus perde il suo titolo se riprende la direzione di una diocesi o di un'arcidiocesi su cui la sua autorità episcopale è effettiva. Al di fuori di questa perdita automatica del titolo, solo la morte o la Curia possono revocare o cambiare il titolo di In Partibus.


    Articolo 7 : Il Vicario Generale – la quadruplice causa :

    La causa materiale = deve essere un sacerdote. In mancanza di un Arcidiacono Primo, non ci può che essere un solo vicario generale per provincia ecclesiastica.
    La causa efficiente = è nominato dal suo arcivescovo metropolitano.
    La causa formale = è incaricato dal suo arcivescovo metropolitano.
    La causa finale = ha l’incarico di aiutare e di sostituire il suo arcivescovo nella gestione della provincia.

      - Articolo 7.1 : La medaglia di Aristotele è dorata e verde.



    Articolo 8 : L'Arcidiacono Primo – la quadruplice causa :

    La causa materiale = deve essere un fedele della Chiesa. In mancanza di un Vicario Generale, non ci può che essere un solo Arcidiacono Primo per provincia ecclesiastica.
    La causa efficiente = è nominato dal suo arcivescovo metropolitano.
    La causa formale = è incaricato dal suo arcivescovo metropolitano.
    La causa finale = ha l’incarico di aiutare e di sostituire il suo arcivescovo nella gestione della provincia.

      - Articolo 8.1 : La medaglia di Aristotele è argentata e verde.



Article 9 : Il Vicario diocesano – la quadruplice causa :

La causa materiale = deve essere un sacerdote. In mancanza di un Arcidiacono, non ci può che essere un solo vicario diocesano per diocesi o arcidiocesi.
La causa efficiente = è nominato dal suo vescovo.
La causa formale = è incaricato dal vescovo che lo nomina.
La causa finale = ha l’incarico di aiutare e sostituire il suo vescovo nella gestione della diocesi.

    - Articolo 9.1 : La medaglia di Aristotele è dorata e verde.



Articolo 10 : L’Arcidiacono – la quadruplice causa :

La causa materiale = deve essere un fedele della Chiesa. In mancanza di un Vicario Diocesano, non ci può che essere un solo arcidiacono per diocesi o arcidiocesi.
La causa efficiente = è nominato dal suo vescovo.
La causa formale = è incaricato dal vescovo che lo nomina.
La causa finale = ha l’incarico di aiutare e sostituire il suo vescovo nella gestione della diocesi.

    - Articolo 10.1 : La medaglia di Aristotele è argentata e verde.



Articolo 11 : Il Capitolare – la quadruplice causa :

La causa materiale = deve essere fedele della Chiesa.
La causa efficiente = è nominato dal vescovo della sua diocesi o della sua provincia.
La causa formale = è incaricato dal vescovo della sua diocesi o della sua provincia.
La causa finale = ha l’incarico di aiutare il suo vescovo in una missione precisa.

    - Articolo 11.1 : Il numero di Capitolari per diocesi è a discrezione del vescovo, in misura ragiovevole.

    - Articolo 11.2 : Il Capitolare beneficia degli stessi benefici Res Parendo del Canonico.

Articolo 12 : Il Canonico – la quadruplice causa :

La causa materiale = deve essere un fedele della Chiesa e teologo della Chiesa aristotelica (livello 3 via della Chiesa).
La causa efficiente = è nominato dal vescovo della sua diocesi.
La causa formale = è incaricato dal vescovo della sua diocesi.
La causa finale = ha l’incarico di aiutare il suo vescovo In Gratebus nella gestione della diocesi o della provincia.

    - Articolo 12.1 : Il numero di Canonici è limitato a 6 per le arcidiocesi metropolitane, 5 per le arcidiocesi suffraganti e 4 per le diocesi.

    - Articolo 12.2 : Le funzioni dei Canonici sono determinate dal presente articolo : consulente in religione (solo a livello metropolitano), responsabile delle diocesi (a livello metropolitano e diocesano), responsabile del tesoro, responsabile della dottrina, responsabile dei parroci, bassotto a pelo raso (a tutti i livelli).




Testo canonico sul Clero Secolare,
Dato e approvato a Roma dal Sacro Collegio sotto il pontificato del Santissimo Padre Eugene V il ventiduesimo giorno del mese di luglio, mercoledì, dell'anno di grazia MCDLVII, il giorno di Santa Maria Maddalena.

Prima pubblicazione ad opera del defunto Sua Eminenza Jeandalf il diciottesimo giorno del mese di agosto, sabato, dell'anno di grazia MCDLV, il giorno di Sant'Elena Apostolo ; rivisto e pubblicato da Sua Eminenza Aaron de Nagan, Cardinale Camerlengo, l'undicesimo giorno del mese di luglio, venerdì, dell'anno di grazia MCDLVI, il giorno di San Benedetto; rivisto, modificato e pubblicato con il precedente il ventiquattresimo giorno del mese di luglio, venerdì, dell'anno di grazia MCDLVII.




Citation:




    Eccezioni al Diritto Canonico sul Clero Secolare - Regimini Secularis Ecclesiae





    Viste le numerose differenze territoriali che regolano la penisola italica e le terre d'Irlanda, Noi, Cardinali, riuniti nel Sacro Collegio, abbiamo deliberato e ordinato, e con il nostro presente editto perpetuo e definitivo, deliberiamo ed ordiniamo la pubblicazione delle eccezioni relative al libro 2 del Diritto Canonico della Santa Chiesa Aristotelica e Romana che porta il titolo di Regimini Secularis Ecclesiae, definite e citate più avanti. Gli articoli modificati, emendati o aggiunti prendono il posto di quelli stabiliti dal diritto Canonico universale che non si applica relativamente a questi articoli nelle zone territoriali definite dal presente editto.

    L'essenza delle modifiche è relativa alla trasmissione di potere al livello superiore, che passa dalla diocesi all'arcidiocesi metropolitana. I cambiamenti principali, di ordine terminologico, sono la sostituzione del termine generale di « vescovo » con quello più preciso di « arcivescovo metropolitano».


    Parte I

      è modificato come segue :

    Articolo 4.1 : Una primazia è diretta da un'assemblea episcopale costituita almeno dagli arcivescovi metropolitani all'interno di essa, ed ha come potere la nomina e la revoca degli arcivescovi metropolitani del suo territorio.


    Parte II

      è modificato come segue :

    Articolo 2 : L'arcivescovo metropolitano è un chierico scelto dal Papa, o dai suoi pari con il consenso del Papa, per dirigere un'arcidiocesi metropolitana. Può essere revocato a discrezione di queste stesse persone.

    Articolo 6.3 : L'arcivescovo metropolitano nomina e revoca i cappellani delle cappelle nobiliari sotto la sua giurisdizione, su richiesta della nobiltà o a sua discrezione.

    Articolo 6.4 : L'arcivescovo metropolitano nomina e revoca i cappellani delle organizzazioni laiche e militari, fatta eccezione per gli Ordini militari e religiosi riconosciuti da Roma, registrati sotto la sua diocesi.

    Articolo 6.5 : L'arcivescovo metropolitano ha il diritto di fornire la propria opinione nei casi di scomunica, di abbandono del sacerdozio, o di annullamento di un sacramento presso il Concistoro Pontificio competente.

    Articolo 6.6 : L'arcivescovo metropolitano ha il diritto di aggiungere regole che limitano la concessione dei sacramenti con l'autorizzazione della Congregazione del Santo Uffizio.


    Parte II

      viene aggiunto :

    Articolo 6.2 bis : L'arcivescovo metropolitano può coprire il posto vacante dei seggi apostolici Res Parendo e In Gratebus, nominare e revocare i vescovi delle diocesi della sua provincia ecclesiastica sotto la sua giurisdizione.


    Parte III

      è modificato come segue :

    Articolo 1 : Arcivescovo metropolitano – la quadruplice causa :

    La causa finale = è membro a tutti gli effetti delle assemblee episcopali dalle quali dipende almeno una parrocchia sotto la sua giurisdizione. Dirige una Provincia ecclesiastica e generalmente una diocesi. Nomina e revoca i vescovi delle diocesi della sua provincia ecclesiastica.

    Articolo 2 : Vescovo e arcivescovo suffragante – la quadruplice causa :

    La causa efficiente = è nominato dall'arcivescovo metropolitano da cui la diocesi dipende.



    Testo canonico eccezionale sul Clero Secolare,
    Dato e approvato a Roma dal Sacro Collegio sotto il pontificato del Santissimo Padre Eugene V il ventisei del mese di luglio, mercoledì, dell'anno di grazia MCDLVII.

    Pubblicato da Sua Eminenza Rehael, Cardinale-Camerlengo, il ventottesimo giorno del mese di settembre, lunedì, dell'anno di grazia MCDLVII.






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MessagePosté le: Jeu Nov 24, 2011 5:03 am    Sujet du message: Répondre en citant

Citation:
2.3 Le Parrocchie - Il clero parrocchiale

La parrocchia religiosa è, in primo luogo, una suddivisione geografica all’interno di una Diocesi.
Nella chiesa aristotelica la parrocchia designa nello stesso tempo un’area geografica precisa, il “territorio della parrocchia”, e il gruppo di persone che abita su questo territorio e che costituisce la comunità parrocchiale.

La parola proviene dal latino parochia, utilizzata nelle prime comunità aristoteliche per designare il territorio di una città episcopale. Nel V° secolo, essa è già vicina al suo senso attuale poiché si applica ai territori e alle comunità esistenti al di fuori delle sede episcopale.

È dunque possibile far parte di diverse parrocchie, ma, a livello amministrativo, si dipende direttamente dalla parrocchia cittadina della propria residenza principale (hrp: quella visibile sul profilo).

Esistono 3 tipi di parrocchie tutte dipendenti da un vescovo che è dunque il superiore religioso diretto del responsabile della parrocchia.

Un chierico potrà occuparsi di più parrocchie, ma dovrà esservi incaricato dallo stesso vescovo, infatti un chierico responsabile di parrocchia non può dipendere da più vescovi. Ciò vale anche per i diaconi e i vicari responsabili di parrocchia e, inoltre, per gli aiutanti, poiché essi sono indirettamente sotto l’autorità dello stesso vescovo del loro diretto superiore .

Un Parroco, un diacono, un vicario, un cappellano o un cappellano nobiliare non può celebrare i sacramenti al di fuori della parrocchia di cui è stato incaricato senza l’autorizzazione del suo Vescovo e del responsabile della parrocchia in questione.


1) La parrocchia comunale o cittadina.

La parrocchia comunale si trova obbligatoriamente in una città o in un villaggio aperto, identificato come parrocchia, e che disponga di una chiesa, un municipio, dei residenti e un mercato.

La chiesa parrocchiale è il luogo di raccolta della comunità davanti alla quale il Parroco e i suoi assistenti celebrano le differenti cerimonie, come le due messe settimanali.
La parrocchia comunale non può avere più di 3 responsabili riconosciuti come tali.
La parrocchia comunale può avere alla sua testa un Parroco, un vicario o un diacono.
Il responsabile della parrocchia può avere 2 aiutanti, che possono essere diacono o vicario.
Gli aiutanti supplementari come accolito, amministratore laico della finanze, sacrestano, non sono considerati chierici, anche se è necessario l’accordo del Vescovo per nominarli essi sono sotto la responsabilità diretta del responsabile parrocchiale che li ha nominati.

Il parroco, e solo lui, può confessare nella chiesa parrocchiale (obbligo limitazione IG).
Potrà nominare 3 confessori In Gratebus (IG) che potranno ascoltare la confessione dei fedeli ma non potranno dare l’assoluzione rispettando il diritto canonico.

Parroco



La causa materiale: deve essere sacerdote e teologo della Chiesa aristotelica (3° liv).
La causa efficiente: è nominato dall’Arcivescovo o dal Vescovo di cui la parrocchia comunale o cittadina è dichiarata dipendente.
La causa formale: è incaricato dall’Arcivescovo o dal Vescovo da cui dipende la parrocchia dove è stato nominato .

La causa finale

Il Parroco può celebrare tutti i sacramenti aristotelici tranne l’ordinazione.
Ha l’incarico Res Parendo (RP) e In Gratebus (IG) della gestione religiosa, economica e amministrativa della sua parrocchia.
Può nominare due chierici per aiutarlo che siano vicario o diacono, e tanti accoliti quanti ne desidera purché abbia il benestare del suo vescovo.
Potrà nominare 3 Confessori parrocchiali In Gratebus (non ancora codificato).

Cumulo : il Curato è una carica principale, egli non può dunque accumularla con un’altra carica principale.

Diacono e vicario

Vicario


Diacono


La causa materiale : deve essere un fedele della Chiesa, se è ordinato il diacono porta il nome di vicario.
La causa efficiente: è nominato dal Parroco della sua parrocchia con l’accordo del suo Vscovo (o Arcivescovo).
La causa formale : è incaricato dal Parroco della sua parrocchia o dal suo Vescovo (o Arcivescovo).
La cause finale : egli ha l’incarico rappresentativo della gestione religiosa della parrocchia dove è stato nominato.

I diaconi e i vicari possono celebrare tutti i sacramenti aristotelici tranne l’ordinazione.
Non possono nominare dei confessori ne alcun membro del clero parrocchiale, essi dipendono direttamente dal Parroco, o, nel caso manchi, dal Vescovo.

Cumulo : diacono e vicario sono cariche secondarie legate dunque alle regole del cumulo.
Essi possono accumularlo con altre cariche secondarie o primarie nel clero secolare ma unicamente se questa carica dipende dallo stesso vescovo.
Un Cardinale o un Vescovo in partibus potrà tuttavia essere vicario.

Sacrestano (facente Funzione di Parroco).

La causa materiale : deve essere battezzato e teologo della Chiesa aristotelica (3° liv).
La causa efficiente: è nominato dall’Arcivescovo o dal Vescovo di cui la parrocchia comunale o cittadina è dichiarata dipendente.
La causa formale : è incaricato dall’Arcivescovo o dal Vescovo da cui la parrocchia dove è stato nominato dipende.

La causa finale :

(Si fa il possibile per evitare i sacrestani come carica fissa, e utilizzarli solo per compensare a una mancanza reale del curato.)

Il sacrestano si occupa della sacrestia e prepara dunque l’uffizio In Dio per l’officiante.

Esistono due tipi di Sacrestano: i semplici fedeli e i diaconi.

a) I semplici fedeli.

Se è un semplice fedele, non è considerato come un chierico e non può rivendicarsi come tale. Tuttavia in pubblico dovrà agire da buon aristotelico e non disonorare la carica in nessun modo, sotto pena della scomunica.
Dovrà redigere le domande di sacramento per un chierico che se ne può incaricare.

b) I diaconi o vicari

Se è diacono oltre alla funzione di Sacrestano, conserva il titolo di Diacono e tutto ciò che questo comporta.

Se è un vicario che prende l’incarico, egli diventa curato per il tempo della nomina.

cumulo: mentre è sacrestano, il chierico è sottomesso alle stesse interdizioni al cumulo del Parroco, è dunque una carica principale.

Nota : Il sacrestano dovrà rendere noto il suo status con un avviso ben visibile all’entrata della chiesa.

Gli accoliti

La causa materiale : deve essere un fedele della Chiesa.
La causa efficiente : è nominato dal Parroco della sua parrocchia con l’accordo del suo Vescovo (o Arcivescovo).
La causa formale : è assunto dal Parroco della sua parrocchia o dal suo Vescovo (o Arcivescovo).

La causa finale:

Riceve una missione precisa dal suo superiore, è generalmente un fedele desideroso di istruirsi religiosamente per divenire diacono o vicario in seguito.
A seconda della sua missione porta un nome differente come sacrestano, fabbriciere (incaricato delle finanze), messaggero, intendente, ecc.
Essi non sono considerati chierici e sono sotto la responsabilità diretta di colui che li nomina.

Cumulo : non essendo chierici per la loro funzione di accolito non sono legati ad alcuna interdizione di cumulo.

Confessore parrocchiale In Gratebus

La causa materiale : deve essere teologo della Chiesa
La causa efficiente: è nominato dal curato della sua parrocchia.
La causa formale : è incaricato dal curato della sua parrocchia.
La causa finale: è incaricato delle confessioni in Dio della parrocchia dove è stato nominato. Non potrà dare l’assoluzione res parendo se non è sacerdote.

Cumulo : non essendo chierici nella loro funzione di confessori In Gratebus (IG), essi non sono vincolati ad alcuna interdizione di cumulo.


2) Parrocchia nobiliare (feudo)

La parrocchia nobiliare è obbligatoriamente un dominio, riconosciuto come feudo e comportante una cappella e almeno una residenza.
La parrocchia nobiliare deve essere legata ad una diocesi, preferibilmente vicina dal punto di vista geografico, ma il nobile proprietario della parrocchia nobiliare potrà scegliere il suo Vescovo, in accordo con questo, tra i vescovi nazionali, cardinali inclusi. Tuttavia uno stesso prelato non dovrà avere a suo carico più feudi di quelli che ne può
degnamente gestire.


La cappella è il luogo di raccolta dei proprietari e dei loro invitati davanti ai quali il cappellano nobiliare e i suoi assistenti celebrano differenti cerimonie.
La Parrocchia nobiliare non può avere che 1 responsabile riconosciuto come tale.
La Parrocchia nobiliare può avere alla sua testa un cappellano nobiliare, ordinato o meno.
Gli aiutanti supplementari come l’accolito, il fabbriciere (incaricato delle finanze), il sacrestano non sono considerati chierici. Essi sono sotto la responsabilità del cappellano nobiliare e non possono esercitare al di fuori del territorio della Parrocchia nobiliare.

Cappellano nobiliare



o




La causa materiale : deve essere fedele alla Chiesa e essere accreditato dalla congregazione della diffusione della fede.
La causa efficiente : è assunto da un fedele della nobiltà
La causa formale : è incaricato e sotto l’autorità del Vescovo della diocesi da cui dipende il feudo.
A seconda del sesso se è laico si dirà Fratello o Sorella cappellano; se è sacerdote, Padre o Madre cappellano.

La causa finale

Ha l’incarico rappresentativo della gestione religiosa del, o dei feudi per i quali è nominato (i feudi devono dipendere dallo stesso Vescovo).
Può celebrare tutti i sacramenti aristotelici tranne l’ordinazione.
Non può nominare dei confessori né alcun membro del clero parrocchiale, dipende direttamente dal Vescovo che l’ha nominato.

Cumulo : il Cappellano nobiliare è una carica secondaria legata dunque alle regole del cumulo.
Può accumularla con una delle altre cariche secondarie o primarie nel clero secolare ma unicamente se questa carica dipende dallo stesso Vescovo.
Un Cardinale o un Vescovo in partibus potrà tuttavia essere cappellano nobiliare.


3) Parrocchia comunitaira

In certi casi delle comunità, delle associazioni, delle confraternite, delle gilde o dei gruppi militari possono aver bisogno tra le loro fila di una guida religiosa.
Queste corporazioni devono presentarsi al vescovo della loro regione che potrà attribuire a loro un responsabile religioso che porti quindi il titolo di cappellano.

Cappellano (fuori OMR )



o



La causa materiale: deve essere un fedele della Chiesa e essere accreditato dalla congregazione della diffusione della fede.
La causa efficiente : è assunto da un gruppo laico, militare o civile.
La causa formale : dipende dal gruppo di cui il cappellano è incaricato e è definita della congregazione della diffusione della fede.
A seconda del sesso se è laico si dirà Fratello o Sorella cappellano; se è sacerdote, Padre o Madre cappellano.

La causa finale

Ha incarico rappresentativo della gestione religiosa del gruppo presso il quale è stato nominato.
Può celebrare tutti i sacramenti tranne l’ordinazione.
Non può nominare dei confessori né alcun membro del clero parrocchiale. Dipende amministrativamente dalla congregazione della diffusione della fede.

Cumulo : Cappellano è una carica secondaria vincolata dunque alle regole del cumulo.
Può accumulare una delle altre cariche secondarie o primarie nel clero secolare ma unicamente se questa carica dipende dallo stesso Vescovo.
Un Cardinale o un Vescovo in partibus potrà tuttavia essere cappellano.

Parrocchia comunitaria a vocazione nazionale

Se la comunità ha vocazione di essere nazionale essa dipenderà direttamente dal primate o ,se ce ne è uno, dal chierico responsabile dei cappellani.

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MessagePosté le: Jeu Nov 24, 2011 5:08 am    Sujet du message: Répondre en citant

Citation:


Regimini regularis ecclesiae
Bulla pontifiicia « Per il governo della Chiesa Regolare ».


Libro 3: - La Chiesa Regolare e gli Ordini Romani

3.1: Preambolo

Se il messaggio aristotelico è sia unico perché nato da Dio e doppio perché trasmesso da Aristotele e Christos, ugualmente la Chiesa ha un carattere unico, perché è la detentrice della Vera Fede, e doppio perché è composto da chierici regolari o secolari. Queste due parti non sono che aspetti una unica realtà: la Chiesa.

La chiesa regolare, ricordandosi di S. Benedetto da Pisa Iaolo, Patrono spirituale del Monachesimo e Guardiano della Tavola di Oane, è composta da fedeli che hanno scelto di vivere in comunità allo scopo di mettere in pratica meglio il messaggio dei profeti e di operare variamente per la sua conservazione, la sua diffusione e il bene comune.

L’organizzazione della chiesa regolare prevede due tipi di Ordini Romani (OR):

- Gli ordini religiosi romani (ORR), che non hanno vocazione a raccogliere i militari della chiesa.
Il loro rapporto con Roma, e in particolare la convalida della loro esistenza e della loro regola, dipende dalla Congregazione per la diffusione della Fede.

- Gli ordini militari religiosi (OMR), che hanno la vocazione di accogliere i militari della Chiesa, spesso possiedono un'ala religiosa distintala loro interno.
Il loro rapporto con Roma, e in particolare la convalida della loro esistenza e della loro regola, dipende dalla Congregazione delle Sante Armate.

La consuetudine permette a un membro regolare di un tipo di ordine di far parte anche dell’altro tipo di ordine.

Nel testo presente, utilizzeremo per felicità il termine abbazia per tutti gli edifici dedicati ad un uso monastico regolare (monasteri, priorati e conventi...).

3.2 Monasteri, abbazie e conventi

Le comunità sono riunite in Ordini. Ciascun Ordine è caratterizzato da una regola alla quale i propri membri hanno fatto voto d’obbedienza, spesso ispirata alla Regola di san Benedetto. Essa, antenata di tutte le altre carte interne aristoteliche, pone l’accento sull’importanza dei voti di obbedienza, di carità, di umiltà e di castità.

Le abbazie, i monasteri, i priorati e i conventi sono luoghi di lavoro, si spiritualità, di raccoglimento, di studi teologici e di preghiera dove i chierici regolari vivono in comunità e accolgono i fedeli in ritiro. Vi è una gerarchia per quanto riguarda abbazie monasteri e conventi. Alcuni saranno sede di tutto il loro ordine, o di una branca (in questo caso sono detti “madre”). Questi luoghi di fede non differiscono in niente rispetto alle abbazie, monasteri e conventi normali (dette in questo caso “figlie”), eccetto la presenza di un capitolo che ha autorità sulle altre abbazie, monasteri o conventi dell’ordine o della branca. La costruzione di questi luoghi necessita sempre dell’autorizzazione dell’arcivescovo metropolitano dell’arcidiocesi relativa.

3.3 Organizzazione del clero regolare

Rettore (ORR)

La causa materiale: deve essere prete (rettore) al momento della sua nomina. Questa clausola non entra in vigore per gli OR che non l’hanno ancora applicata fino al rinnovo del prossimo rettore.
La causa efficiente: è designato secondo le regole dell’Ordine
La causa formale: è intronizzato secondo le regole dell’ordine dopo la convalida formale della Congregazione per la Diffusione della Fede
La causa finale: il Rettore è la massima autorità della Chiesa in un ordine religioso. Il rettore è canonicamente considerato al pari di un vescovo per i membri del suo ordine, convenzionalmente sua diocesi, in relazione a tutto ciò che riguarda la pratica sacramentale. Siede dunque di diritto in seno all’Assemblea Episcopale di residenza. Può continuare ad avere una attività extra-moenia purché venga mantenuto un forte legame con la vita intra-moenia.

Gran Priore

La causa materiale: deve essere prete al momento della sua nomina
La causa efficiente: è designato secondo le regole dell’ordine
La causa formale: è intronizzato secondo le regole dell’ordine (dopo la convalida formale da parte della Congregazione per la Diffusione della Fede per gli OMR)
La causa finale: è il braccio destro del Rettore negli ORR in tutte le materie ed è il solo responsabile di tutte le questioni religiose, sacramentali e relative al culto negli OMR. Divide, per delega canonica del potere, l’autorità e le funzioni che derivano dal ruolo episcopale del Rettore nei confronti dei membri del suo ordine. Può continuare ad avere una attività extra-moenia purché venga mantenuto un forte legame con la vita intra-moenia.

Dignitario dell’Ordine

La causa materiale: deve essere un fedele, un chierico o un prete per la nomina, in funzione alle esigenze specifiche di ciascun ordine.
La causa efficiente: è designato secondo le regole dell’ordine
La causa formale: è intronizzato secondo le regole dell’ordine
La causa finale: il suo campo d’azione e di autorità dipende dalle regole di ciascun ordine ma siede nel Capitolo generale dell’ordine, egli dirige sotto l’autorità e in coordinazione con il Rettore o il gran Maestro. Può continuare ad avere una attività extra-moenia purché venga mantenuto un forte legame con la vita intra-moenia.

Abate Superiore (abate Res Parendo)

La causa materiale: deve essere un prete al momento della sua nomina.
La causa efficiente: è designato secondo le regole dell’ORR da cui dipende l’abbazia Res Parendo
La causa formale: dipende dalle regole interne in vigore
La causa finale: è la massima autorità di una abbazia Res Parendo. Può continuare ad avere una attività extra-moenia purchè venga mantenuto un forte legame con la vita intra-moenia.

Padre Priore

La causa materiale: deve essere un prete al momento della sua nomina.
La causa efficiente: è nominato secondo le regole dell’Ordine per assistere nelle decisioni il Padre superiore o il Gran Priore
La causa formale: è intronizzato secondo le regole dell’ordine
La causa finale: ha l’incarico dell’animazione religiosa, sacramentale e relativa al culto in coordinazione con il suo superiore, sia il Padre Superiore o il Gran Priore, del quale è il secondo ufficiale. Può continuare ad avere una attività extra-moenia purchè venga mantenuto un forte legame con la vita intra-moenia.

Padre

La causa materiale: un conventuale ordinato.
La causa efficiente: il prelato che ordina il conventuale
La causa formale: l’ordinazione da parte di un prelato autorizzato
La causa finale: l’esercizio extra-moenia di una carica secolare religiosa che necessita l’ordinazione è possibile solo continuando a partecipare al massimo alla vita e agli obblighi della vita comunitaria intra-moenia come un conventuale regolare.

Conventuale

La causa materiale: Ogni fedele che vuole servire la Chiesa e Dio all’interno di un ordine religioso o religioso militare.
La causa efficiente: è accettato secondo le regole dell’ordine
La causa formale: la cerimonia di intronizzazione come conventuale per vivere nel rigore monastico. Pronuncia i voti di ubbidienza, carità umiltà, mansuetudine (divieto di portare armi) e di castità
La causa finale: ammissione allo status di chierico regolare. Si impegna a fare prova di spiritualità e a consacrarsi soprattutto a Dio e a vivere in comunione con una comunità Res Parendo nata da un ordine religioso riconosciuto. Può continuare ad avere una attività extra-moenia purché venga mantenuto un forte legame con la vita intra-moenia.

Oblato

La causa materiale: un fedele della Chiesa che vuole impegnarsi all’interno di un ordine rimanendo attivo nel secolo e con voti minori.
La causa efficiente: è accettato secondo le regole dell’Ordine
La causa formale: la cerimonia d’intronizzazione e pronuncia dei voti minori
La causa finale: lo status di oblato è uno status laico e non richiede che voti minori di ubbidienza e carità. L’oblato può portare armi, sposarsi e fondare una famiglia. Ogni diverso ordine può a discrezione integrare o no questo status.

3.4 Funzioni specifiche nell’abbazia In Gratebus

Padre Abate (abbazia In Gratebus)

La causa materiale: un chierico sottoposto al diritto canonico e alla gerarchia della Santa Chiesa. La sua candidatura dovrà essere convalidata dall’(arci)vescovo della diocesi nella quale si trova l’abbazia In Gratebus
La causa efficiente: è eletto dai monaci dell’abbazia In Gratebus
La causa formale: è intronizzato dall’(arci)vescovo della diocesi
La causa finale: è la massima autorità dell’abbazia In Gratebus, purché rispetti il dogma, il diritto canonico e la gerarchia romana. Ha l’obbligo di risiedere in modo permanente nell’abbazia e, a livello diocesano, è totalmente assimilabile a un chierico, compresa la sottomissione al potere episcopale, quale il responsabile di una parrocchia In Gratebus.

Decano (abbazia In Gratebus)

La causa materiale: ogni fedele che vuole servire la Chiesa e Dio, e decide di allontanarsi dal secolo in una abbazia In Gratebus.
La causa efficiente: è designato dall’(arci)vescovo della diocesi nella quale si trova l’abbazia In Gratebus
La causa formale: è intronizzato dall’(arci)vescovo della diocesi
La causa finale: egli assiste l’abate in autorità e in tutte le materie religiose, sacramentali e che riguardano il culto Res Parendo. Rappresenta il potere episcopale in seno all’abbazia ed è il numero due dell’abbazia, siede di diritto nel capitolo e nel consiglio ristretto interno

Monaco (abbazia In Gratebus)

La causa materiale: ogni fedele che vuole servire la Chiesa e Dio, e decide di allontanarsi dal secolo in una abbazia In Gratebus.
La causa efficiente: è accettato secondo le regole In Gratebus
La causa formale: la cerimonia di intronizzazione sotto l’autorità dell’Abate. Pronuncia i voti di obbedienza, carità, umiltà e mansuetudine (non porta armi) e di castità
La causa finale: Accesso allo status di chierico regolare. Si impegna a fare prova di spiritualità, a consacrarsi unicamente a Dio e a lavorare in comunione con i membri dell’abbazia In Gratebus. E’ sotto messo al rispetto del dogma, del diritto canonico e della gerarchia romana.

3.5 Condizioni per Accreditamento presso la CDF

L’accreditamento presso la Congregazione per la Diffusione della Fede è richiesta per far riconoscere un ordine, fondare un’abbazia o ogni altra struttura similare o essere intronizzati per certe funzioni specifiche. Questo è compito del capitolo regolare romano, che dipende dalla detta congregazione.

3.5.1 Sigillo Aristotelico

Il sigillo aristotelico può essere concesso a una organizzazione (persona morale), un fedele (persona fisica) o una struttura riservata all’uso monastico regolare.

3.5.1.1 Concessione del sigillo a un fedele

Questo accreditamento riguarda tutte le convalide che si devono effettuare davanti alla CDF in virtù del diritto canonico o del presente testo, per accedere a una funzione specifica. Il fedele deve depositare presso la CDF un dossier completo:

- prova del suo battesimo aristotelico
- un Curriculum Vitae completo e una lettera dettagliata sulle motivazioni e i progetti riguardo la funzione a cui è interessato.
- il patrocinio di due chierici della chiesa, di cui almeno un (arci)vescovo. In ogni caso il patrocinio del parroco della sua parrocchia o del vescovo della sua diocesi di origine è raccomandata.
- è richiesto un giuramento alla Chiesa Aristotelica e al Papa. Il presente giuramento deve essere pronunciato davanti a un capitolo regolare romano al moneto della procedura di concessione del sigillo. La richiesta di tale convalida da parte della CDF implica di accettare di essere legati da questo giuramento alla Chiesa Aristotelica..

Giuramento Aristotelico:

Citation:
Io, [NOME], giuro davanti a Aristotele e sulle Sacre Scritture di agire sempre nell’interesse primario della Chiesa Aristotelica, Apostolica & Romana.
Io, [NOME], mi impegno a pronunciare i voti e/o accettare gli obblighi canonici della funzione per la quale è necessario l’accreditamento.
Io, [MOME], mi riconosco sottomesso alla tripla obbedienza aristotelica: obbedienza alla gerarchia stabilita da Christos, l’obbedienza ai dogmi, l’obbedienza al diritto canonico.
Io, [NOME], giuro davanti a Christos & alle Sacre Scritture di servire sempre primariamente il papa e i suoi rappresentanti. Perciò riconosco come subordinate a questo giuramento ogni mio altro vassallaggio, omaggio & obbligazione.
Io, [NOME], giuro davanti Arnvald e sulle Sacre Scritture di rispettare il presente giuramento fino alla morte o fino al giorno in cui io sarà sollevato canonicamente.


Un membro del capitolo regolare romano sarà incaricato di verificare che tute le condizioni siano rispettate. Potrà fare una indagine e raccogliere le testimonianze che gli sembrano necessarie. Redigerà allora un rapporto che invierà alla CDF, la decisione finale spetterà al cancelliere sono il voto consultivo del capitolo regolare romano…

La Concessione del sigillo termina con una cerimonia religiosa Res Parendo sul modello canonico dell’intronizzazione in una carica clericale romana.

3.5.1.2 Concessione del sigillo a una comunità

Questo accreditamento riguarda le comunità che hanno attività religiose o profane che vogliono avere i diritti e gli obblighi che derivano dal sigillo aristotelico. Si tratta di una tappa definitiva per i gruppi profani ma per la postulazione di uno statuts di ORR si tratta di un riconoscimento preliminare. Questa fase sarà un periodo in cui l’ordine postulante sarà testato e provato per assicurarsi della sua buona fede, della profondità del suo impegno e dei suoi membri. Questa procedura di concessione del sigillo può riguardare anche l’ala religiosa della postulazione di uno status di OMR.

La comunità deve depositare presso il capitolo religioso romano un dossier completo che provi:

- la presenza di dieci membri attivi
- tutti i membri devono essere fedeli aristotelici
- i membri che precedentemente hanno commesso dei crimini o dei delitti devono aver espiato la loro condanna e aver confessato i loro misfatti
- il membri dirigenti e gli altri quadri non piccono avere alcun problema con la giustizia e devono essere battezzati
- la comunità è dotata di uno statuto che impone la religione Aristotelica come unica Fede in seno all’Ordine
- questo statuto deve essere conforme al Diritto Canonico e al Dogma
- l’inserimento nello Statuto del presente giuramento obbligatorio per ciascun membro della comunità.


Giuramento Aristotelico:

Citation:
Io, [NOME], giuro davanti a Aristotele e sulle Sacre Scritture di agire sempre nell’interesse primario della Chiesa Aristotelica, Apostolica & Romana.
Io, [MOME], mi riconosco sottomesso alla tripla obbedienza aristotelica: obbedienza alla gerarchia stabilita da Christos, l’obbedienza ai dogmi, l’obbedienza al diritto canonico.
Io, [NOME], giuro davanti a Christos & alle Sacre Scritture di servire sempre primariamente il papa e i suoi rappresentanti. Perciò riconosco come subordinate a questo giuramento ogni mio altro vassallaggio, omaggio & obbligazione.
Io, [NOME], giuro davanti Arnvald e sulle Sacre Scritture di rispettare il presente giuramento fino alla morte o fino al giorno in cui io sarà sollevato canonicamente.


- processo finalizzato alla concessione del sigillo di due dirigenti della comunità
- il patrocinio di due (arci)vescovi aristotelici
- fondazione all’interno di una parrocchia comunitaria con un chierico accreditato in virtù delle regole della CDF.

Un membro del capitolo regolare romano sarà incaricato di verificare che tutte le condizioni siano rispettate. Per questo dovrà avere accesso completo al dominio della comunità postulante. Ugualmente, tutti i membri della comunità dovranno rispondergli sinceramente e senza inganni. A quel punto egli redigerà un rapporto che farà pervenire alla CDF, la decisione finale spetta al cancelliere dopo il voto consultivo del capitolo regolare romano.


3.5.1.3 Concessione del sigillo ad una struttura

Noi trattiamo qui tutte le strutture dedicate ad un uso monastico regolare come le abbazie, i monasteri, i priorati e i conventi che non sono direttamente collegati a un ordine religioso, i quali sono esenti da questa procedura. Poiché la costruzione di una tale struttura, al fuori di un OR, non può essere fatta cha da una comunità religiosa che abbia già ottenuto il sigillo, il ruolo della DFD è quello di verificare:
- l’accreditamento preliminare della comunità religiosa esaminata
- l’autorizzazione dell’arcivescovo metropolitano dell’arcidiocesi di riferimento
- in modalità Res Parendo, l’autorizzazione di stabilirsi o una donazione della terra di un membro nobile o del potere temporale locale
- processo finalizzato alla concessione del sigillo di due futuri dirigenti di questa struttura


Un membro del capitolo regolare romano sarà incaricato di verificare che tutte le condizioni siano rispettate. A quel punto egli redigerà un rapporto che farà pervenire alla CDF, la decisione finale spetta al cancelliere dopo il voto consultivo del capitolo regolare romano.


3.5.1.4 Ordini Religiosi Riconosciuti

La procedura di riconoscimento propriamente detto per gli ORR postulanti è solo all’inizio. La concessione del sigillo non è che il riconoscimento preliminare. Questa fase sarà un periodo in cui l’ordine postulante sarà testato e provato per assicurarsi della sua buona fede, della profondità del suo impegno e dei suoi membri. Questo periodo preliminare può essere molto lungo e non vi è un limite massimo. Il limite minimo, al contrario è di quattro mesi di indagini ripetute e giustificabili, durata, dopo tutto, breve di fronte alla lunga vita di un Ordine. Esso dovrà impegnarsi al massimo nella vita della Chiesa nelle congregazioni a Roma e nel clero secolare nelle diocesi. Dovrà inoltre collaborare e coordinarsi con gli ORR omologhi in tutte le atticimità religiose comuni, culturali e sacramentali.

Le comunità aristoteliche a cui è stato concesso il sigillo, postulanti per lo status di ORR, devono depositare al capitolo regolare romano un dossier completo che comprova:

- comunità a cui è stato concesso il sigillo da almeno 4 mesi
- presenza di vesnti membri battezzati
- presenza di cinque membri attivi in senso al creso secolare (diaconi, parroci…) e delle congregazioni romane
- patrocinio di quattro (arci)vescovi aristotelici e/o rettori di ORR
- lo statuto interno deve specificare: i procedimenti elettivi e i procedimenti di controllo di tutti i membri a minima
- l’Ordine deve chiaramente distinguere le tre vie al suo interno: clero secolare, clero regolare e oblatura
- l’Ordine deve assicurare una formazione religiosa ai suoi membri durante il noviziato, prima che vengano accolti in seno all’Ordine.

Il capitolo regolare romano sarà incaricato di verificare che tutte le condizioni siano rispettate. Per questo dovrà avere accesso completo al dominio della comunità postulante. Ugualmente tutti i membri della comunità dovranno rispondergli francamente e senza mentire. Il capitolo regolare romano redigerà allora un rapporto che presenterà alla Curia per la decisione finale.


3.6 Il Capitolo Regolare Romano

Il Capitolo Regolare Romano è l’istituzione apostolico, legato alla Congregazione per la Diffusione della Fede, incaricata di supervisionare l’azione del clero regolare tenendo insieme le briglie che legano i diversi ordini aristotelici in modo che permettano l’organizzazione e la coordinazione di tutte le comuni attività religiose, culturali e sacramentali. E’ anche incaricata di deliberare riguardo alcuni accreditamenti, come specificato in questo testo.

Il detto Capitolo è presieduto dal cancelliere della Congregazione per la Diffusione della Fede o da un chierico da lui designato. I Rettori degli ORR oltre ai Gran Priori degli OMR e un rappresentate debitamente abilitato secondo le regole in vigore all’interno dell’ordine relativo, sono ugualmente membri a pieno diritto del Capitolo Regolare Romano. Altri ingressi sono ammessi su proposta di unod ei membri, con nomina definitiva da parte del cancelliere che ha diritto di veto.

(Tasto canonico sul clero regolare.
Stabilito a Roma sotto il pontificato del Santissimo Padre Eugenio V in diciassettesimo giorno del mese di maggio dell’anno di grazia MCDLVI.)


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MessagePosté le: Jeu Nov 24, 2011 5:09 am    Sujet du message: Répondre en citant

Citation:


    ........

    In medio stat Virtus
    Costitutione Apostolica « La Virtù sta nel mezzo ».



    Libro 4 : La Giustizia della Chiesa


    Parte I : Delle generalità e delle competenze


    Generalità

    Articolo 1 : La Giustizia della Chiesa è amministrata dalla Congregazione della Santa Inquisizione, dicastero romano retto dal Cardinale-Cancelliere Grande Inquisitore.

    Articolo 2 : La Giustizia della Chiesa è una componente generale della giustizia dei regni e risponde parimenti agli imperativi morali, scritti nella "La Carta dei Giudici," tenendo conto del suo ruolo e della sua missione.

    Competenze

    Articolo 3 : La Giustizia della Chiesa è competente di tutte le violazioni del Dogma Aristotelico, della dottrina e del diritto Canonico della Chiesa Aristotelica, Universale e Romana. Si pronuncia sull'ortodossia degli atti sotto giudizio.

    Articolo 4 : La La competenza della Giustizia della Chiesa si estende fin dove si estende l'abbraccio di Aristotele, ovvero in tutte le parrocchie dei regni.

    Articolo 5 : Ogni persona può, salvo diversa approvazione da parte delle autorità competenti, essere accusatore, imputato o testimone.

    Articolo 6 : Secondo l'articolazione delle fonti del diritto, la Giustizia della Chiesa seguirà questo preciso ordine di prevalenza :
    - il Dogma Aristotelico
    - le Dottrine
    - il Diritto Canonico
    - gli accordi, i trattati e i concordati giudicati validi dalle competenti autorità della Chiesa
    - il costume giuridico
    - la prassi

    Giurisdizione e reggenze

    Articolo 7 : La Giustizia della Chiesa di suddivide in giustizia ordinaria e giustizia straordinaria.

    Articolo 8 : La giustizia ordinaria, è retta in primo grado dal Tribunale Episcopale, in secondo grado dalla Rota Apostolica

    Articolo 9 : La giustizia straordinaria, è retta in primo grado dal Tribunale Inquisitore, in secondo grado dal Tribunale Pontificio



    Testo canonico sulla Giustizia della Chiesa,
    Scritto e ratificato a Roma dal Sacro Collegio, sotto il pontificato del Santo Padre Eugene V, il decimo giorno del mese di gennaio, de l'anno di grazia MCDLVIII.

    Prima pubblicazione ad opera di Sua Eminenza fratello Nico nel terzo giorno di agosto dell'anno MCDLIV; rivisto, ristampato e sigillato da Sua Eminenza Aaron Nagan, il cardinale-rettore e decano del Sacro Collegio, il diciannovesimo giorno del mese di marzo dell'anno di grazia MCDLVIII.



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MessagePosté le: Jeu Nov 24, 2011 5:21 am    Sujet du message: Répondre en citant

Citation:


    ........

    In medio stat Virtus
    Costitutione Apostolica « La Virtù sta nel mezzo ».



    Libro 4 : La Giustizia della Chiesa


    Parte II : Dei Tribunali Episcopali


    Generalità

    Articolo 1 : Può esistere un solo Tribunale Episcopale per diocesi. L'istituzione del Tribunale dipende del potere discrezionale del vescovo della diocesi eccezion fatta per taluni concordati o accordi particolari. Il Tribunale della diocesi in cui risiede l'arcivescovo è detto Tribunale Arciepiscopale. Esso conpensa tutte le mancanze del tribunale episcopale suffrangante.

    Composizione

    Articolo 2 : I Tribunali Episcopali sono composti :
    - Dal Vescovo della diocesi e da due Ufficiali Giudiziari. In taluni casi, un ufficiale giudiziario può essere sostituito da un chierico della provincia, se le circostanze lo richiedono, soprattutto se è coinvolto nel processo.
    - Dal Procuratore Episcopale, assisto dal Vidame della provincia ecclesiastica da cui dipende il Tribunale Episcopale.

    Articolo 3 : La presidenza del Tribunale Episcopale è assegnata al Vescovo della diocesi. Se il Vescovo è coinvolto nel processo, il caso passa al Tribunale Arciepiscopale o archiviato.

    Articolo 4 : Il Procuratore ecclesiastico è nominato a vita dal Vescovo della diocesi da cui dipende il Tribunale, con il benestare della Congregazione della Santa Inquisizione, le cui condizioni previste sono definite nel regolamento interno della Congregazione. La nomina può essere revocata da un Cardinale Inquisitore su lettera circostanziale del vescovo, presidente del Tribunale.

    Articolo 5 : Salvo disposizioni contrarie, è il Vidame l'incaricato a vegliare sull’applicazione della pena.

    Articolo 6 : L'Ufficiale Giudiziario è nominato dal Vescovo che presiede il Tribunale Episcopale, per le sue conoscenza del Diritto Canonico. E' necessariamente un chierico. Assiste il vescovo, delibera con lui e si vede incaricato, con il Procuratore Episcopale, della tenuta degli archivi e dell'instradamento delle copie alla Congregazione della Santa Inquisizione e al Concistorio Pontificale.

    Articolo 7 : Nel caso in cui il Tribunale Episcopale non possa essere composto al completo, sta al Vescovo della diocesi passare il processo al Tribunale Arciepiscopale, o, nel caso di assenza del Procuratore Episcopale, di farsi inviare un Procuratore Generale Ecclesiastico, o un Missus Inquisitionis che agisca come tale, dalla Congregazione della Santa Inquisizione, affinchè possa sostituirlo.

    Competenza territoriale

    Articolo 8 : Il Tribunale Episcopale è competente per gli atti commessi nelle parrocchie della diocesi su di quale ha autorità, o per i parrocchiani che risiedono in tale diocesi. In caso di contestazione, la Congregazione della Santa Inquisizione o, per difetto, il Consistorio Pontificale competente, attribuisce la procedura al tribunale più adatto.

    Ricorsi

    Articolo 9 : Ogni denuncia o ricorso al Tribunale Episcopale deve essere depositata tra le mani del Procuratore Episcopale o dei suoi assistenti.

    Articolo 10 : Il ricorso al tribunale è assicurato dal Procuratore Episcopale, che può aprire il tribunale per conto proprio, incaricato da un funzionario della Santa Inquisizione, dal Concistorio Pontificale o da un Cardinale.


    Testo canonico sulla Giustizia della Chiesa,
    Scritto e ratificato a Roma dal Sacro Collegio, sotto il pontificato del Santo Padre Eugene V, il decimo giorno del mese di gennaio, de l'anno di grazia MCDLVIII.

    Prima pubblicazione ad opera di Sua Eminenza fratello Nico, nel terzo giorno di agosto dell'anno MCDLIV; rivisto, ristampato e sigillato da Sua Eminenza Aaron Nagan, il cardinale-rettore e decano del Sacro Collegio, il diciannovesimo giorno del mese di marzo dell'anno di grazia MCDLVIII.



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